Il problema del test. Arriva il Consensus Document italiano
In particolare, le motivazioni che sconsigliano un approccio di screening generalizzato in Italia scaturiscono dal documento conclusivo della "Conferenza Nazionale di consenso sulla diagnosi dell'infezione da HIV", svoltasi nell'aprile 2012 all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Motivazioni per altro condivise da autorevoli agenzie internazionali come l'ECDC.
La Conferenza del 2012 che ha coinvolto i livelli politico-istituzionali, il mondo scientifico e quello dei pazienti, ha prodotto un documento di indirizzo sull'accesso al test HIV, le strategie di offerta attiva e le modalità di gestione ed esecuzione del test per la diagnosi dell'infezione da HIV affrontando le seguenti priorità:
1. Le popolazioni target per l'offerta attiva del test;
2. Le modalità dell'offerta ed i problemi del consenso;
3. La gestione dei risultati;
4. Strategie alternative di offerta del test: utilizzo dei test rapidi.
Le conclusioni della Consensus sono di seguito sintetizzate:
– non appare indicato realizzare in Italia programmi di screening generalizzato dell'infezione da HIV; la letteratura scientifica evidenzia la NON costo efficacia di questo approccio.
– i sanitari dovrebbero offrire attivamente il test per infezione da HIV, indipendentemente dalle valutazioni specifiche sui comportamenti, a tutte le persone per le quali venga posta la diagnosi di una patologia che sia compresa nell'elenco delle patologie indicative di AIDS, o sia associata a una prevalenza elevata di infezione da HIV (>0,1%), o la cui gestione clinica possa
essere fortemente influenzata dalla presenza dell'infezione da HIV;
– il test, inoltre, dovrebbe essere offerto routinariamente a:
a) persone che hanno rapporti sessuali non protetti in particolare uomini che hanno rapporti sessuali con uomini;
b) partner sessuali di persone con HIV;
c) persone che riferiscano l'uso (attuale o passato) di sostanze stupefacenti;
d) persone provenienti da Paesi con epidemia da HIV generalizzata e una prevalenza >1%;
e) bambini nati da donne con HIV;
f) donne in gravidanza;
– a tutte le donne in gravidanza il test deve essere offerto dal medico che ha in cura la donna e l'esecuzione del test va considerata come parte della routine dell'assistenza prenatale;
– il test dovrebbe inoltre essere sistematicamente offerto ai partner delle donne in gravidanza o che intendano iniziarne una, analogamente a quanto previsto attualmente per altre infezioni a trasmissione verticale;
– il test inoltre andrebbe offerto attivamente a tutte le donne che si sottopongono a interruzione volontaria della gravidanza, nel contesto degli accertamenti di laboratorio richiesti per tale intervento;
– la politica di opt-out non è accettabile nella situazione italiana;
– a tutte le persone che hanno eseguito un test per HIV deve essere garantita l'offerta di un counselling in occasione della consegna del risultato.
I risultati della Conferenza di Consenso dovevano essere sottoposti al recepimento della Conferenza Stato-Regioni dello scorso autunno ma il cambio del Governo lo ha impedito. Attualmente il documento deve essere siglato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e successivamente inviato alla CSR quale aggiornamento del «Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per HIV in Italia» di cui all'intesa Governo-Regioni del 27 luglio 2011.
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30 Novembre 2013
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