In crescita costante l’incidenza sul Pil della spesa sanitaria e sociosanitaria legata all’età: la parte del leone alle Long term care
Al contrario la spesa pubblica correlata all’età delle altre voci (pensioni, scuola e ammortizzatori sociali, tra il 2020 e il 2070 riduce la sua incidenza sul Pil. Questo significa che la componente assistenziale sarà la prima voce di spesa della nuova demografia che si sta disegnando anno dopo anno anche – se non soprattutto – a livello di servizi sanitari e sociosanitari.
Cosa dice l’aggiornamento al Def in questo senso? Che la spesa sanitaria sul Pil sta via via calando e tra il 2016 e il 2020 è destinata a passare dal 6,7% di incidenza al 6,3 per cento.
La nota di aggiornamento disegna un quadro demografico in cui “tutti i parametri demografici sono stati rideterminati in senso peggiorativo rispetto al precedente round di previsioni Europop 2013”, si legge.
In particolare:
1) il tasso di fecondità parte da un livello più basso;
2) la speranza di vita di uomini e donne parte da un livello più elevato;
3) il flusso migratorio netto risulta fortemente ridimensionato. In particolare, quest’ultima variabile presenta una riduzione, rispetto, a quanto ipotizzato nella precedente previsione Eurostat, di poco inferiore al 50% per i primi 25 anni del periodo di previsione.
E la nota sottolinea che “per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del
flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”.
Questo scenario conferma ciò che centri studi, esperti e categorie professionali stanno ripetendo ormai da anni: è necessario che il modello di assistenza sanitaria (e sociosanitaria) cambi e si concentri su un meccanismo che privilegi un tipo di assistenza Long term care, soprattutto sul territorio, lasciando all’ospedale l’acuzie e la specialistica maggiore (come i sindacati medici stanno rivendicando in questo periodo sollecitando la revisione del sistema delle specializzazioni) e sviluppi sul territorio un modello avanzato di assistenza. Quello che rivendicano, invece, i medici di medicina generale dopo aver lanciato l’allarme sul pericolo della carenza di organici e anche gli infermieri, con le proposte sull’infermiere di famiglia. E per tutti, comunque vale l'applicazione reale delle previsioni del Patto per la salute come l’ospedale di comunità, gli ambulatori infermieristici sul territorio, lo sviluppo delle unità di cure primarie dei meici di medicina generale e in assoluto un’assistenza per intensità di cure che è legata a doppio filo proprio all’umento dell’età, delle patologie croniche e della non autosufficienza. Tutti modelli ancora fermi – èer ora – alle sperimentazioni delle Regioni più virtuose.


24 Settembre 2017
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