Indagine SWG: “Fiducia inalterata nei medicinali, ma troppe zone grigie sui generici”
Sono questi alcuni dei risultati emersi dalla seconda indagine sul rapporto degli italiani con la salute e l’utilizzo dei medicinali condotta nel mese di giugno da SWG, su un campione di 4.534 soggetti maggiorenni residenti in Italia e presentata oggi al convegno Egualia.
Un’indagine dalla quale emerge come il periodo pandemico abbia comportato un’ulteriore crescita della fiducia verso il sistema sanitario pubblico (72% contro il 63% di dicembre 2019). I medici specialisti godono della fiducia del 90% del campione, seguiti dai Mmg (81%), farmacisti (79%) e ospedali pubblici (78%). Si ferma invece al 50% la fiducia verso gli assessorati regionali mentre quella verso il ministero della Salute raggiunge il 60%, così come per le aziende farmaceutiche (60-61%).
“La pandemia in corso ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la salute – ha spiegato il direttore di ricerca SWG, Riccardo Grassi – sono cresciute l’attenzione con cui si guarda alla propria salute e la fiducia verso un approccio scientifico della medicina e della cura, mentre si indeboliscono le visioni olistiche della salute come equilibrio tra corpo e mente”.
Il 58% degli intervistati si definisce piuttosto attento alla propria salute (+5% rispetto al 2018), mentre diminuisce di 12 punti percentuali il dato di chi considera la salute una questione di equilibrio tra corpo e mente (34% contro il 46% del 2018), così come diminuisce la quota di chi non sopporta di essere ammalato (22% contro il 29% del 2018). La pandemia, dunque, sembra avere dato più consapevolezza del valore della salute, per quanto tra gli intervistati rimangano prevalenti atteggiamenti che imputano la buona o la cattiva salute più a fattori esterni (predisposizione genetica 46%, inquinamento 34%) che ai propri modelli di comportamento (30%). Il 50% degli intervistati, in particolare over-64, dichiara di effettuare regolarmente esami diagnostici di controllo, ma risulta in deciso calo, probabilmente per effetto pandemia, il numero di chi fa visite regolari visite dal medico di famiglia (20% contro il 26% del 2018).
Nell’epoca delle polemiche sulle fake news amplificate dal mondo digitale, la ricerca evidenzia poi come sui temi della salute sia fondamentale il ruolo del personale medico e dei farmacisti. Il 62% degli intervistati, infatti considera il proprio medico come la più affidabile fonte di informazioni, il 46% un medico specialista e il 26% il proprio farmacista. Internet rappresenta un riferimento chiave per un intervistato su tre (35%).
Denso di zone grigie, infine, il rapporto con i farmaci generici: “Tre quarti degli intervistati dichiarano di avere ben presente cosa si intende quando si parla di farmaci generici o equivalenti 75%), il 90% riconosce che il farmaco generico/equivalente costa meno, ma solo il 34% degli intervistati è certo che sia identico al farmaco di riferimento. I dati evidenziano complessivamente un livello di informazione non sufficientemente accurato che si traduce in una chiara discriminante all’acquisto”.
Una incertezza di fondo che porta il 29% del campione ad acquistare spesso farmaci generici, un 40% ad acquistarli occasionalmente e un 31% a non acquistarli o ad acquistarli solo di rado. Nel processo di scelta il ruolo dei medici e dei farmacisti appare centrale. Sia nell’acquisto di farmaci da banco che per i farmaci prescritti dal medico, solo una percentuale compresa tra un quinto e un quarto del campione, afferma di chiedere sempre di poter avere il farmaco generico. Tuttavia oltre il 40% del campione preferirebbe acquistare un farmaco generico, laddove presente.
“Il farmaco – ha spiegato Grassi – è percepito soprattutto come uno strumento che ci consente di vivere meglio, frutto di studi e tecnologia, ma che va sempre usato con grande attenzione. In questo quadro i rejector dei farmaci rispetto al 2018 sono scesi dal 12% al 9%”.
Fondamentale quando si acquista un farmaco il ruolo di medici e farmacisti, alle cui indicazioni si affidano due intervistati su tre e che, quindi, possono svolgere un ruolo fondamentale nella promozione dell’utilizzo di farmaci generici. A frenare oggi i potenziali consumatori sono abitudine (26%) e diffidenza (22%), figlie soprattutto di una scarsa informazione.
La tendenza a scegliere un farmaco equivalente o un farmaco di marca cambia anche in funzione del tipo di medicinale che si deve acquistare: il 61% degli intervistati acquisterebbe sicuramente un antidolorifico o un antinfiammatorio “equivalente”; solo il 35% un anticoncezionale, categoria che vede comunque una significativa presenza di farmaci “generici” dotati di nomi di fantasia.
23 Settembre 2021
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