Industria, manovre finanziarie e crescita del paese
Complessivamente, dal 2002 al 2012 sono stati espulsi oltre 20.000 addetti nel settore (‑8.500 nell’ultimo quinquennio), e si è anche ridotta la dimensione media delle aziende: il numero di occupati per azienda passa dai 283,6 del 2002 ai 210,3 del 2012.
Anche il settore dell’innovazione farmaceutica ne ha risentito: nel 2012 diminuiscono gli addetti alla R&S (quasi l’1% in meno rispetto al 2011), il numero di brevetti prodotti (‑27,1% nel 2010 rispetto al 2009) e gli investimenti in R&S (‑1,6%). Anche l’indotto dell’industria farmaceutica ne ha risentito: il suo valore ha subìto una contrazione del ‑4,4%.
Malgrado ciò, l’industria farmaceutica sembrerebbe essere uno dei settori industriali che meglio fronteggia la crisi: la quota del suo valore aggiunto sul PIL è rimasta pressoché invariata a differenza di quella di tutto il settore industriale che si è invece ridotta.
La perdita di occupati nella farmaceutica italiana registrata nell’ultimo quinquennio è stata minore (‑2,5%) rispetto a quella dell’industria globale (‑3,2%).
Dal 2001 il valore della produzione farmaceutica italiana è cresciuto complessivamente del 28%, a fronte di una crescita del 72% delle esportazioni e di un calo del ‑9% delle vendite interne. In particolare, dal 2008 al 2011 si è avuto un aumento dell’export che ha comportato un aumento, se pur minimo, del valore della produzione, che diversamente avrebbe subìto una riduzione del ‑4,7%.
Il trend di crescita dei volumi di export, già registratosi in maniera evidente nel 2011 per il settore farmaceutico, in condizioni di scarsa profittabilità potrebbe però spingere le aziende a disinvestire sul territorio italiano, spostando la loro produzione all’estero, e questo rappresenterebbe un ulteriore fallimento delle politiche industriali e una perdita notevole di benessere per l’Italia.
26 Settembre 2013
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