Jonsson (Eli Lilly): “Industria farmaco non è parte di crisi, ma soluzione”
Eli Lilly sull'Italia ha già investito molto. "Tre anni fa abbiamo aperto nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino e oggi ha una tecnologia ancora più al'avanguardia. Abbiamo aperto anche uno stabilimento biotech che è tra i più grandi in Europa. Ed effettuato 84 nuove assunzioni. Se potremo vedere un grande cambiamento in questo Paese, è nostro desiderio continuare a investire in Italia", ha ribadito Johnsson.
L'intera storia di Eli Lilly in Italia sembra essere la dimostrazione che l'industria farmaceutica può essere un fattore di crescita. "Eli Lilly è una multinazionale americana che opera ormai da 50 anni in Italia", racconta Maurizio Guidi, corporate affaris director di Eli Lilly Italia. "Nel 2003 – prosegue – la nostra fabbrica era un impianto basato sulla produzione di antibiotici non più all'avanguardia, che quindi aveva perso forza in termini produttivi e subiva la concorrenza dei Paesi dove il costo del lavoro faceva la differenza". Le alternative erano tre: "Chiudere, lasciare il vecchio impianto in funzione fino ad esaurimento, oppure reagire e investire sull'elevata professionalità del capitale umano italiano, per trasformare il nostro sito produttivo in un centro dotato delle più moderne tecnologie". Ed è quello che è avvenuto. Oggi Eli Lilly Italia ha circa mille dipendenti e altre 450 persone impiegate in ambito manifatturiero. Un fatturato pari a 364 milioni nel 2011 e una quota di export che raggiunge il 90%.
"E' stata una scommessa quella di credere nell'Italia in completa controdentenza con la crisi che già stava manifestando i suoi segni", ha commentato Guidi. "La crisi la sentiamo anche ad Eli Lilly, è inevitabile. Ma questa scelta strategica ci ha permesso di gestirla meglio, spostando la produzione in settori dove possiamo primeggiare e fare meglio".
L'auspicio, ora, è che anche il Paese e il Governo creda in questo potenziale, "premiando l'innovazione, quindi l'accesso e il rimborso dei farmaci in tutto il Paese. Lascio ai politici – ha proseguito Guidi – il compito di confrontarsi con la problematica di accesso ai farmaci non omogenea in tutte le Regioni, in termini di diritto alla salute dei cittadini. Ma posso dire che tale frammentazione, dal punto di vista industriale, è un suicidio, perché non permette al Paese di avere la capacità attrattiva che sarebbe possibile in un sistema solido e omogeneo".
11 Maggio 2012
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