La Cei scrive ai curanti: “Gratitudine, rispetto e stima”. Allarme su disparità, aggressioni e carenza personale
Come Papa Bergoglio, anche la Cei auspica una sempre maggiore attenzione alla persona nei percorsi di cura ma anche formativi. Nonché il problema della disparità di accesso alle cure, non solo nel mondo, ma anche tra le aree interne del Paese: “Molti di voi sottolineano come la specializzazione medico-sanitaria sia diventata sempre più tecnologica e sempre meno umana; come la riduzione dell’umanesimo in medicina abbia comportato la quasi scomparsa della carità medica; come il dilagare di una pandemia abbia messo in luce alcune fragilità ormai consolidate del nostro sistema sanitario. Tra tutte, l’evidente mancanza di un numero adeguato di professionisti sanitari e un forte carattere di regionalizzazione che genera grandi differenze nell’offerta dei servizi. Vi è inoltre una netta separazione tra la sanità vissuta nelle zone rurali e nelle periferie e le forme maggiormente organizzate come nei centri metropolitani. Un modello che sembra generare una nuova categoria, che potremmo definire degli irraggiunti: coloro che, pur avendone diritto, non riescono o non vengono messi in condizione di accedere al Servizio Sanitario Nazionale”.
Nella lunga lettera ai curanti, la Conferenza Episcopale Italiana affronta tanti altri questioni da tempo già al centro dell’attenzione di chi si occupa di salute. “I continui episodi di aggressione, in particolare nei pronto soccorso”, che “generano nel personale sanitario un senso di solitudine e di abbandono che umilia sia la dimensione umana che quella professionale. In coloro che sono in prima linea vengono individuati obiettivi da colpire per responsabilità che non appartengono a loro. I decenni di tagli e mancata programmazione hanno contribuito a sortire anche questo effetto”.
Altro aspetto su cui riflettere è “il crescente peso delle procedure burocratiche, che non sempre paiono essere a tutela della persona, ma piuttosto a protezione di specifici interessi". “Ci manifestate, inoltre – scrivono i vescovi italiani -, una tensione che incrocia la dimensione personale con quella professionale: l’agire della collettività, della narrazione massmediatica e dei social, soprattutto quando assume caratteristiche aggressive o rivendicative, epiche o apocalittiche, ha una ricaduta anche sulla dimensione personale del professionista”.
Dalla Cei, infine, uno sguardo "a chi si occupa di salute mentale, un’area di intervento che richiederà sempre più attenzione e sensibilità. La pandemia ci ha colpito nella salute, ci ha impoverito nelle relazioni e ha compromesso anche la situazione economica. Il mondo sanitario e la pastorale della salute incrociano quotidianamente queste situazioni: non solo ne prendono atto, ma se ne prendono cura”.
09 Febbraio 2022
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