La salute dei bambini. Il rapporto: “Crescere al Nord o al Sud fa la differenza”
Dati che segnano una disparità tra Nord e Sud d’Italiae sui quali settembre scorso è nato il progetto “Crescere a Sud”, che riunisce tutte le esperienze che nel Mezzogiorno si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: l’idea è quella di salvaguardare tutti ibambini provenienti da situazioni economico-sociali svantaggiate e che a causa di questo presentano anche maggiori percentuali di ricoveri inappropriati, minor accesso ai programmi vaccinali, maggior rischio di malattie (trasmissibili e non), ma anche di assumere abitudini di vita e modelli comportamentali errati, come fumo e cattiva alimentazione, e di subirne in età adulta le conseguenze (malattie cardiovascolari ecc.)
Per avere un’idea delle differenze nel nostro paese,basta anche guardare esclusivamente allo sport, solo uno dei tanti servizi che vede disparità profonde, ma che può sicuramente essere preso ad esempio.
Un raffronto tra i dati Istat dal 1995 al 2010 rivela infatti come negli ultimi 26 anni la diffusione della pratica sportiva nel Mezzogiorno e nelle Isole sia sì cresciuta, ma senza tenere il passo con la media nazionale. Nel 2010 la percentuale degli sportivi era aumentata al 26,8% nel Nord e diminuita al 16,8% nel Sud e al 17,2% nelle Isole. Inoltre, come evidenzia il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro lo scarto Nord-Sud è decisamente evidente quando si guarda proprio al numero di impianti disponibili nel Sud-Isole, pari solo al 20% di quelli disponibili nelle aree del Nord (dati 2003).
Numeri emblematici, dato che l’analisi del dato sul gioco e l’attività sportiva è strettamente legata alle condizioni di salute dei minori con riferimento ai disturbi alimentari. Secondo i dati OKkio 2010 su un campione rappresentativo, il 22,9% dei bambini misurati è risultato sovrappeso e l’11,1% in condizione di obesità. Campania, Calabria, Basilicata sono ampiamente sopra la media (con l’eccezione della Sardegna), fino al 48% della Campania. Condizione a cui contribuisce il nuovo assetto delle città diffuse: meno parchi e aree verdi e crescita dei centri commerciali.
Ecco perché l’impegno dei medici e di Sip. "I pediatri hanno scelto di occuparsi di questo tema e di aderire al progetto Crescere al Sud consapevoli che la povertà – intesa non solo in senso economico ma anche in termini più generali come mancanza di supporti emotivi, psicologici, protezione ambientale, istruzione, opportunità e informazioni – influenza lo stato di salute, non solo nell’infanzia, ma anche nell’età adulta, sia attraverso un diverso accesso ai servizi sanitari sia attraverso abitudini di vita e modelli comportamentali”, come hanno spiegato Antonio Correra, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria e Paolo Siani, presidente dell'Associazione Culturale Pediatri (ACPP). “Basti pensare che nei paesi industrializzati la povertà è responsabile di circa il 6% di tutta la mortalità adulta: nessun singolo fattore di rischio è in grado di spiegare una quota così alta”.
09 Maggio 2012
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