Malavasi (Pd): “Il vero problema non è il numero chiuso, ma una riforma strutturale del sistema formativo”
Negli ultimi anni, il sistema della formazione medica post-laurea in Italia sta mostrando segni di profonda sofferenza. I dati sulla mancata assegnazione di un numero crescente di borse di specializzazione, in particolare nella medicina d’emergenza-urgenza, fotografano una crisi strutturale che non può essere ignorata.
Nel 2023, su 855 borse messe a bando per medicina d’emergenza, ne sono state assegnate solo 266: un drammatico 31%. In Sicilia, secondo un report recente, solo il 75% delle borse di specializzazione è stato effettivamente coperto. In Lombardia, il 17,7% delle posizioni è andato perso tra rinunce e mancate assegnazioni. Si stima inoltre che ogni anno oltre il 10% degli specializzandi abbandoni il percorso formativo, con un buco economico per lo Stato di circa 36-40 milioni di euro annui.
Questi numeri smontano la narrazione secondo cui il problema della sanità si risolverebbe semplicemente aumentando i posti nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia o modificando il sistema del numero chiuso. Una simile strategia, se non accompagnata da una profonda revisione del sistema formativo post-laurea, rischia solo di alimentare la cosiddetta “pletora medica” — ossia un numero crescente di laureati che non riescono ad accedere a un percorso specialistico e, quindi, al pieno esercizio professionale.
Il vero nodo da sciogliere è la riforma delle scuole di specializzazione. È su questo fronte che si gioca il futuro della sanità pubblica. Il Partito Democratico, insieme alle principali rappresentanze mediche, sindacali, scientifiche, accademiche e istituzionali (Regioni incluse), ha elaborato una proposta organica e condivisa che punta a ristrutturare il sistema con misure concrete e sostenibili, il cui asse portante coincide con le proposte dell’Anaao e degli altri sindacati medici e della dirigenza sanitaria.
Al centro della proposta ci sono: la valorizzazione del Servizio Sanitario Nazionale come sede formativa, in collaborazione strutturale con le Università; l’istituzione degli ospedali di insegnamento, dei distretti sanitari e dei dipartimenti universitari integrati all’interno delle strutture sanitarie; la trasformazione della borsa di studio in un contratto di formazione-lavoro, che garantisca ai medici in formazione gli stessi diritti normativi, economici e previdenziali dei colleghi stabilizzati; un percorso di crescita professionale progressiva, con autonomia specialistica attribuita sulla base di verifiche teorico-pratiche.
Queste soluzioni, oltre ad essere realistiche e attuabili, non comportano un aumento della spesa pubblica. Al contrario, qualificano l’investimento statale, trasformando gli specializzandi in una risorsa integrata e attiva dell’organizzazione sanitaria, pur nel rispetto del loro ruolo formativo e della loro tutela professionale.
Un altro aspetto cruciale è l’equità tra professionisti sanitari. Attualmente, la formazione specialistica dei medici è finanziata dallo Stato, mentre quella di altri profili sanitari, odontoiatri, veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi, resta a carico delle famiglie. Per questo il PD propone di estendere il modello contrattuale anche a queste categorie, garantendo pari dignità formativa e professionale a tutti gli operatori della salute.
La crisi delle specializzazioni è oggi una delle più gravi emergenze del nostro sistema sanitario. Ignorarla o minimizzarla, continuando a discutere solo del numero chiuso, significa perdere di vista la vera priorità: garantire al Paese un numero adeguato di medici formati, motivati, tutelati e pronti ad affrontare le sfide della sanità del futuro.
On. Ilenia Malavasi (Pd)
Commissione Affari Sociali della Camera
01 Ottobre 2025
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