Mangiacavalli (Fnopi): “Bene Ministro. Siamo disponibili a collaborare per le soluzioni migliori”
“E una delle questioni da chiarire e risolvere – si legge – , dopo il pieno soddisfacimento dei loro bisogni di salute, riguarda le liste di attesa che non solo penalizzano spesso i più fragili, quelli che non possono ricorrere a strutture diverse dal pubblico, ma esasperano anche gli animi di chi resta ore fuori del pronto soccorso o in attesa di un intervento, con reazioni spesso aggressive ai danni dei professionisti”.
“Eppure le soluzioni possibili ci sono – prosegue -. Lo hanno dimostrato alcune Regioni benchmark dove il fenomeno ha cominciato a essere arginato. E lo dimostrano ancora di più con iniziative come gli ambulatori a bassa intensità di cura, il potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari e l’intramoenia aziendale, quella cioè che la struttura chiede ai suoi professionisti a proprie spese per far fronte a necessità che nascono il più delle volte da carenze di organici o da eccesso di domanda”.
“Le strutture a bassa intensità di cura – aggiunge Mangiacavalli – sono scritte nel Piano nazionale cronicità, nel Patto per la salute e anche nel programma del nuovo Governo e rappresentano una risposta multi professionale sempre più necessaria”.
“Sul territorio inoltre – spiega ancora la presidente Fnopi – c’è anche lo sviluppo dell’infermiere di famiglia e di comunità, già presente in molte Regioni (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana ad esempio) che hanno deliberato ufficialmente l’introduzione della nuova figura anche dopo periodi di sperimentazioni, dimostrando l’efficacia e il successo dell’iniziativa, prevedendone non solo ruoli e funzioni, ma anche i percorsi formativi”.
L'obiettivo è mantenere, e migliorare nel tempo, l'equilibrio e lo stato di salute della famiglia, nella comunità, aiutandola a evitare o gestire le minacce alla salute.
“Ancora un lavoro svolto in un team multi professionale che altro non è se non il nuovo modello di assistenza adeguato allo scenario della cronicità e non autosufficienza atto a garantire un'azione snella e flessibile nella rilevazione dei bisogni, la continuità e l'adesione alle cure, la sorveglianza domiciliare e la presa in carico dell'individuo e della famiglia con l'intento di evitare inutili ricoveri (e quindi l’allungamento delle liste d’attesa), favorire la deospedalizzazione, presidiare l'efficacia dei piani terapeutico-assistenziali, allo scopo di migliorare la qualità di vita della persona nel suo contesto di vita”.
Un modello nel quale si sono chiaramente espressi i cittadini attraverso i risultati dell’Osservatorio civico FNOPI-Cittadinanzattiva, chiedendo nel 78,6% dei casi di poter disporre di un infermiere di famiglia/comunità.
“Ha ragione il ministro: via le liste di attesa. E le liste di attesa – è provato a livello internazionale, lo dice anche l’Oms – si tagliano anche così.
Gli infermieri e la Federazione che li rappresenta – conclude Mangiacavalli – è a disposizione del ministro per lavorare con lei e con gli altri professionisti e disegnare una sanità di iniziativa che davvero tuteli la salute e favorisca i bisogni dei cittadini”.
15 Giugno 2018
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