Meningococco B. Chiamenti (FIMP): “Vaccinazione è necessità epidemiologica ed etica”
L’acquisita autonomia di scelta anche in ambito sanitario delle singole Regioni (derivata dalla modifica del Titolo V della Costituzione che ha individuato le aree di legislazione esclusiva o concorrente dello Stato e delle Regioni), sia in merito alle modalità di offerta di alcune vaccinazioni sia in merito alla gratuità o pagamento delle stesse, ha per certi versi indebolito il principio del “diritto alla salute”, considerato elemento cardine dell’ordinamento italiano. Recentemente il Board del “Calendario per la Vita”, composto da Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), Società Italiana di Pediatria (SIP), Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), ha proposto di inserire il nuovo vaccino anti-meningococco B tra quelli offerti gratuitamente e attivamente ai lattanti. E pur lasciando ai decisori territoriali la valutazione finale della schedula migliore in funzione dell’offerta vaccinale locale e delle sue tempistiche, le Società scientifiche e le Federazioni che hanno condiviso il “Calendario della Vita” suggeriscono uno schema di inserimento della vaccinazione anti-meningococco B. La sequenza di vaccinazione che viene raccomandata è la seguente:
• Esavalente + Pneumococco ad inizio 3° mese di vita (61° giorno di vita)
• Meningococco B dopo 15 giorni (76° giorno)
• Meningococco B dopo 1 mese (106° giorno)
• Esavalente + Pneumo dopo 15 giorni, ad inizio 5° mese di vita (121° giorno)
• Meningococco B dopo 1 mese, ad inizio 6° mese di vita (151° giorno)
• Esavalente + Pneumococco a 11 mesi compiuti
• Meningococco B al 13° mese
• Meningococco C, sempre dopo il compimento dell’anno di vita
• Somministrazione di MPR o MPRV in possibile associazione con meningococco C o meningococco B, in funzione dei diversi calendari regionali
“I casi di malattia invasiva da meningococco B – spiega Giorgio Conforti, Pediatra di Famiglia della FIMP – sono circa 250 in Italia secondo i dati ministeriali, ma circa 2-3 volte di più se valutassimo le diagnosi più aggiornate con la metodica detta PCR (Polymerase Chain Reaction), indagine molecolare che non risente di eventuali terapie antibiotiche fatte in assistenza di emergenza ospedaliera”. Le fasce d’età a maggior rischio sono due: quella 0-12 mesi che racchiude quasi il 30% dei casi e gli adolescenti tra 12 e 18 anni. “I casi di meningite B – conclude Conforti – sono principalmente concentrati nel primo anno di vita, tra i 4 e gli 8 mesi, il che li rende anche più gravi e con maggiori possibilità di decessi o sequele gravemente invalidanti. Pertanto la schedula andrebbe inserita nel primo anno di vita con 3 dosi più un richiamo, come da recente indicazione delle società scientifiche FIMP-SItI-FIMMG-SIP”.
31 Gennaio 2014
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