Quici (Cimo-Fesmed): “Occorre riflessione su atto medico”
“Ma chi me lo fa fare? È questa la domanda che si pone un giovane medico che inizia a lavorare in pronto soccorso sapendo che nell’84% dei casi non avrà nessuna possibilità di carriera, subendo aggressioni e denunce”. Con questa domanda provocatoria il Presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici ha iniziato il suo intervento alla Conferenza Nazionale sulla Questione Medica organizzata dalla FNOMCeO al Teatro Argentina di Roma.
“La carriera dei medici ospedalieri – ha aggiunto – è stata dolosamente colpita, perché dal 2009 al 2019 sono state tagliate 11.600 Strutture complesse e semplici, e gli incarichi di altissima professionalità previsti dall’ultimo contratto non sono ancora stati affidati, visto che nelle aziende i contratti di lavoro non si applicano. A tutto ciò si aggiungono il taglio del 20% del Fondo del salario accessorio, a fronte di una diminuzione dei medici del 4%, e la creazione di nuove figure gestionali non mediche”.
“Se non si danno possibilità di carriera ai medici si favorisce il task shifting, e allora alla questione medica deve essere affiancata una riflessione sull’atto medico” ha detto Quici.
“I medici sono prigionieri degli ospedali. Va recuperato l’entusiasmo, la voglia di tornare a lavorare bene, garantendo la qualità delle cure. E la prospettiva di carriera dà questo stimolo. Altrimenti, se i medici non hanno futuro, la sanità si ritroverà senza medici”, ha concluso il Presidente della Federazione CIMO-FESMED citando il titolo del dossier che il sindacato ha pubblicato in questi giorni.
21 Aprile 2022
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