Quici (Cimo-Fesmed): “Rivedere modalità di accesso, ma senza numero chiuso rischiamo di avere migliaia di medici disoccupati”
La sentenza del TAR del Lazio, che ha annullato i provvedimenti che hanno disciplinato le prove di ammissione alle Facoltà di Medicina per l’anno accademico in corso, conferma la necessità di una riforma delle modalità di accesso ai corsi di laurea in Medicina. Tuttavia, un ampliamento sconsiderato del numero dei posti o, peggio, l’abolizione del numero chiuso, avrebbero come unico risultato la creazione di migliaia di giovani medici che, una volta concluso il percorso di studi, non avrebbero alcuna possibilità di lavorare. È questa la posizione del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED (a cui aderiscono le sigle ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED) in merito al percorso di riforma dell’accesso a Medicina fortemente voluto dalla Ministra dell’Università Anna Maria Bernini.
«La carenza di medici specialisti nel Servizio sanitario nazionale è destinata ad essere superata nei prossimi due anni, quando l’aumento delle borse di specializzazione adottato dal 2019 produrrà i suoi effetti, mettendo a disposizione delle aziende sanitarie almeno 40.000 neo-specialisti, un numero superiore rispetto ai pensionamenti previsti – spiega Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Ovviamente le Regioni e le aziende dovranno procedere celermente con concorsi ed assunzioni per riempire i buchi di organico, e occorrerà trovare un modo per incentivare i giovani a scegliere quelle specializzazioni meno richieste, a partire dal settore dell’emergenza; ma quel che è certo è che un ampliamento del numero dei posti alla Facoltà di Medicina sarebbe deleterio per il futuro dei ragazzi stessi, che verrebbero illusi da uno Stato incapace di garantire loro prima una formazione di qualità e poi un lavoro».
«Siamo d’accordo – aggiunge Quici – sulla necessità di rivedere le modalità di accesso, prevedendo un esame che verifichi la conoscenza di materie di attinenza sanitaria; ma è al contempo fondamentale garantire, per assicurare il rispetto della meritocrazia, estrema trasparenza nel processo di selezione, ed evitare di far perdere troppo tempo, nel proprio percorso formativo, agli studenti che non dovessero risultare idonei. Quindi, occorrerebbe prevedere un numero di docenti adeguato e spazi universitari adatti a garantire un percorso formativo serio e qualitativamente elevato per tutti gli studenti, e ovviamente i relativi costi. Un problema, quest’ultimo, rilevante, che non vorremmo fosse superato trasformando Medicina in un corso di laurea online».
«Qualora tali aspetti non venissero tenuti in considerazione, ci troveremmo dinanzi ad una riforma dai toni esclusivamente elettorali, sorda alle reali necessità del nostro Servizio sanitario nazionale e della classe medica del prossimo futuro», conclude Quici.
18 Gennaio 2024
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