Racca (Federfarma): “Vogliamo un patto per la prossima Legislatura”
“Noi – ha aggiunto Racca – vorremmo finalmente uscire da questo processo e meritiamo di uscirne con un’assoluzione piena, perché la farmacia ha una funzione socio-sanitaria, assicura la presenza di un professionista della salute H24 e lo fa in tutti gli ottomila comuni d’Italia, ripeto in tutti gli ottomila comuni d’Italia garantendo sicurezza, economia e assistenza”. La presidente di Federfarma, quindi, dice basta ai tentativi di “smembrare la farmacia, indebolirla portandone fuori dei pezzi, di proseguire sulla strada delle riforme rabberciate e affidate all’improvvisazione dei decreti legge blindati. Questo è il momento in cui gli italiani devono sapere se si vuole una farmacia radicata e presente su tutto il territorio, oppure se si faranno nuove scelte che porteranno alla concentrazione del servizio, nelle catene e nei centri commerciali. Lo dobbiamo sapere perché alcune scelte sono incompatibili fra loro: portare i farmaci fuori dalla farmacia non può coesistere a lungo con il mantenimento della capillarità del servizio farmaceutico. E’ necessario sapere: vogliamo la farmacia negli ottomila comuni d’Italia o la farmacia delle catene? E la risposta deve essere ferma e chiara”.
Per Racca “oggi più che mai c’è bisogno di certezze. Certezze per quanto riguarda la possibilità che il farmacista continui ad essere un professionista autonomo nella gestione della salute del cittadino e non dover dipendere dai capitali che potrebbero entrare nella sua farmacia. Certezze per ciò che concerne la presenza della farmacia diffusa sul territorio; la farmacia deve continuare a presidiare il territorio con regole certe o si permetterà che vada dove vuole e lasci così le periferie senza servizio? Certezze sulla possibilità che tutte le farmacie possano continuare ad erogare un servizio di qualità, con la loro presenza, con la gamma dell’offerta, con i servizi e la consulenza professionale; perché, venendo meno la redditività del farmaco erogato in regime SSN, se le si toglie anche la fascia C mancherebbero le risorse indispensabili al mantenimento di quel livello di servizio. Certezze per la riforma della remunerazione di cui parlerò più avanti e per il rinnovo delle Convenzione che attendiamo da 15 anni; molte cose sono cambiate in tutto questo tempo e molte cose si possono migliorare proprio al tavolo del rinnovo della Convenzione, sempre che vi sia un approccio costruttivo e non ulteriormente destabilizzante”.
Le domande sono molteplici, ma per Racca si possono riunire in un’unica richiesta: “Stipulare un patto per la prossima legislatura” basato su “tre parole chiave: programmazione, sviluppo e concertazione”.
“Le 18.000 aziende farmacia, che diventeranno presto 22.000, devono poter contare su regole certe e stabili per essere in grado di programmare gli investimenti e avviare così il rilancio e la crescita delle proprie attività e, con queste, dare il proprio contributo alla ricostruzione economica del Paese”, ha spiegato Racca illustrando il primo punto. “E’ arrivato per noi il momento di essere lasciati in pace a svolgere la nostra professione, di non dover subire altre aggressioni”.
Quanto allo sviluppo della rete, “ci vuole invece una politica di attenzione pensando alla farmacia come un presidio”, sempre pronto ad offrire risposte alla domanda di salute: la nostra salute, quella dei nostri figli e dei nostri cari. Ci vuole una politica che si preoccupi dell’intreccio’ della rete delle farmacie con la rete dei medici. La concentrazione dell’una o dell’altra crea inevitabilmente vuoti di servizio, quindi, invece di incoraggiare forme di accentramento, bisogna promuovere l’interconnessione tra i vari punti erogativi attraverso le nuove tecnologie, pensando in modo nuovo, in termini di pool di erogatori in rete”.
Infine la concertazione, “così drammaticamente mancata in quest’ultimo periodo” ma “indispensabile per condurre in porto le riforme corrette e migliori sotto ogni profilo”. “E’ E’ attorno al concetto di concertazione – ha concluso Racca – che, crediamo, l’intero Paese attenda l’avvio della fase della ricostruzione”.
06 Febbraio 2013
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