Rossi (Toscana): “Circoncisione sia inserita nei Lea nazionali”
“Ma oltre l'indignazione – prosegue il presidente – occorre provare ad avere uno sguardo più lungo. Queste vicende chiamano direttamente in causa il ruolo della sanità pubblica”.
“La programmazione sanitaria nazionale – sottolinea Rossi – esclude la circoncisione dai livelli essenziali di assistenza e il Decreto sui nuovi Lea, non ancora operativo, fa un piccolo passo in avanti, prevedendo solo la circoncisione terapeutica. Credo sia un errore”.
“Escludere dai Lea la circoncisione rituale effettuata per motivi religiosi o culturali – spiega il presidente della Toscana – incoraggia pratiche clandestine e illegali, mettendo a rischio la salute individuale e quella collettiva”.
“La Regione Toscana – ricorda Enrico Rossi – sin dal 2002 ha inserito gli interventi di circoncisione nei livelli essenziali di assistenza. Essa, su richiesta, viene praticata gratuitamente nelle nostre strutture ospedaliere. Dal 2010 al 2018 ha riguardato circa 500 bambini e ragazzi, tra l'altro per la maggior parte italiani. Poche decine di casi all'anno, con scarsa incidenza sui conti della sanità. Nei prossimi giorni mi recherò negli ambulatori e incontrerò i medici che svolgono in sicurezza una pratica rituale, che fuori dal controllo sanitario pubblico, come dimostrano i più recenti fatti di cronaca, può avere conseguenze irreparabili”.
“Propongo – afferma il Presidente – che si segua l’esempio della Toscana e di altre Regioni e che sia lanciata, in nome della tutela della salute, una campagna di informazione e sensibilizzazione per arginare il ricorso a pratiche domestiche o esercitate al di fuori di strutture sanitarie”.
“Auspico – conclude Rossi – che presto la circoncisione maschile, tanto quella rituale quanto quella terapeutica, sia confermata e inserita nei Lea a livello nazionale. È un fatto di civiltà, di sicurezza e di tutela della salute”.
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25 Marzo 2019
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