Scheda. Le malattie cardiache in Italia. Epidemiologia e prevenzione
La formazione dei trombi, cioè quei coaguli che ostruiscono i vasi sanguigni, può impedire al sangue di apportare ossigeno al cuore o al cervello, causando così una sindrome coronarica acuta o un ictus.
In Italia circa 100 mila pazienti all’anno sono affetti da una Sindrome Coronarica Acuta (SCA), definizione usata per identificare le varie manifestazioni cliniche che comprendono l’infarto acuto del miocardio e l’angina instabile. La SCA è il motivo primario di ospedalizzazione per cause cardiache nel mondo occidentale. Il sintomo che unisce tale manifestazioni è il dolore toracico, presente nella maggior parte delle persone che si recano nei Pronto Soccorso degli Ospedali nel sospetto di una patologia cardiovascolare.
L’ictus, dal latino “colpo”, rientra nelle sindromi vascolari acute ed è rappresentato da un deficit neurologico su base vascolare dovuto a un’ischemia focale cerebrale, che perduri oltre le 24 ore. L’attacco ischemico transitorio (TIA) è definito come un deficit neurologico di breve durata che regredisce solitamente in meno di 1 ora e comunque meno di 24 ore. Ogni anno si verificano in Italia circa 200 mila ictus, di cui circa il 20% è costituito da recidive. L’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie.
Numerosi fattori di rischio riguardano gli stili di vita, come fumo, dieta, attività fisica e consumo di alcolici. Ad esempio, ogni anno circa 450 mila fumatori muoiono per un evento o una malattia cardiovascolare. Oltre agli stili di vita scorretti, ci sono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari di tipo patologico o fisiologico, come la pressione arteriosa alta, il diabete ed elevati livelli di colesterolo. Inoltre, chi sopravvive a una Sindrome Coronarica Acuta (infarto miocardico, angina pectoris) e a un ictus cerebrale viene considerato un paziente ad alto rischio. E rientrano in questa categoria, le persone con almeno una di queste caratteristiche: danno renale; diabete mellito di tipo 2; ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia.
I pazienti ad alto rischio cardiovascolare devono seguire gli stili di vita raccomandati per la prevenzione e devono assumere regolarmente e continuativamente la terapia prescritta (ASA o statina) per prevenire la formazione di trombi (coaguli di sangue) all’interno dei vasi sanguigni e scongiurare così un episodio cerebrocardiovascolare. Le persone ad alto rischio CV sono di solito pazienti di età avanzata che assumono numerosi farmaci: la politerapia e la complessità delle terapie sono correlati a una scarsa aderenza al trattamento. Inoltre, i pazienti si dimenticano spesso di assumere uno o più dei farmaci con cui sono in terapia. I problemi gastrici, come ulcere e sanguinamenti, sono tra i principali effetti collaterali del trattamento preventivo e rappresentano la principale causa di interruzione della terapia (fino al 40% dei casi): ciò triplica il pericolo di infarto o ictus nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare.
09 Aprile 2013
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