Schillaci: “Sapevo che medici famiglia non si sarebbero tirati indietro. Ora anche gli ospedalieri nelle Case di Comunità”

L’accordo della medicina generale per la presenza dei camici bianchi nelle Case di comunità? “Sarà che sono un ottimista di natura, ma ho sempre pensato che i medici di famiglia non si sarebbero potuti tirare indietro di fronte a un’opportunità e anche una responsabilità” come questa. Per cui “sono contento che ci saranno all’interno delle Case di comunità. È stato fatto un grande lavoro anche e soprattutto con le Regioni. E’ importante per i cittadini. Noi raggiungeremo i target europei previsti, che non sono però solamente legati alle infrastrutture: senza gli operatori sanitari dentro sarebbero servite a poco”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, commentando ai giornalisti la firma di ieri sera all’accordo tra i medici di famiglia e la parte pubblica. Intesa che norma il lavoro dei professionisti nelle Case di comunità e che ha consentito di evitare il rischio di non rispettare la scadenza per l’attivazione di queste strutture prevista dal Pnrr.

Per Schillaci la firma di ieri sera, ha affermato a margine di un incontro a Roma dedicato allo sviluppo dell’Istituto Candiolo Irrcs, “è un passo decisivo per andare verso una sanità più moderna, che dia la giusta importanza alla medicina territoriale, che è un po’ quella che è mancata, per esempio, durante il Covid. L’anello debole del nostro Servizio sanitario nazionale, che comunque è un sistema di eccellenza. Sono certo che questo sia il primo passo per poi avere”, in queste strutture, “anche altri specialisti, altri operatori sanitari, e far diventare la medicina territoriale più forte, più a disposizione dei cittadini, con risposte più immediate, cercando magari di avere una presa in carico dei pazienti cronici più accurata. E, in più, anche di ridurre un po’ le pressioni sui pronto soccorso”. Il Pnrr prevedeva 1.038 Case di comunità, da aprire il 30 giugno: “Uno dei miei punti fermi è stato quello di avere un accordo nazionale, perché la sanità deve essere una per tutti. Noi, però, raggiungeremo il target con delle differenze regionali che poi spero, pian piano, potranno essere comunque compensate”. Fortunatamente, “Regioni che fino a qualche tempo fa erano un po’ indietro negli ultimi mesi stanno facendo grandi progressi. Quindi io spero poi che avremo una maggiore omogeneità delle cure su tutto il Paese”, ha sottolineato Schillaci.

Per quanto riguarda il coinvolgimento dei medici ospedalieri nelle Case di comunità, ipotizzato nelle ultime settimane, “parleremo anche con loro. Non possiamo non pensare di avere il contributo dei medici ospedalieri che sono importantissimi, che fanno sì che la nostra sia una sanità di grande livello”. Quindi si darà loro “la possibilità di lavorare all’interno delle Case di comunità”, ha evidenziato il ministro. Per quanto riguarda poi le modalità per informare gli italiani su queste strutture, “ci sono dei fondi ad hoc proprio per far conoscere la medicina territoriale, e si farà insieme ad Agenas. I cittadini devono avere più fiducia nel Servizio sanitario nazionale. Si fanno tante polemiche inutili – ha osservato Schillaci – La sanità è di tutti, non è né di destra né di sinistra: è dei cittadini. E quindi io vorrei che ci fosse un maggiore rispetto per chi tutti i giorni lavora in condizioni a volte complicate, pagato non come meriterebbe. Abbiamo la fortuna di avere un Servizio sanitario nazionale gratuito, aperto a tutti, innovativo e con professionisti di grande qualità” che è “un punto di riferimento anche all’estero”, ha concluso.

 

24 Giugno 2026

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