Sindacato 2.0, organizzazioni e carriere. La tavola rotonda
“Ci serve una bussola che può derivare o dal nuovo contratto nazionale, sul quale stiamo lavorando, oppure dalle battaglie che stiamo conducendo per la concertazione a livello regionale per non lasciare alle aziende la contrattazione aziendale decentrata, la discussione di argomenti fondamentali, in particolare la progressione di carriera, e ancora i contingenti minimi e strutturali di personale all’interno delle singole unità operative.
Il sindacato sta cambiando pelle. Credo che nell’ambito dei sindacati italiani Anaao sia veramente un esempio unico. Aver sviluppato un settore dedicato ai giovani ha creato da una parte, un brand attrattivo Chi ha usato questo brand nella maniera migliore è riuscito a mantenere un buon numero di iscritti. L’altra utilità di Anaao è quella di avvicinare in maniera accattivante i più giovani tra noi alle competenze necessarie per fare sindacato.
Il sindacato storicamente si è occupato di chi è dentro il sistema, di chi ha un contratto. Ma già da alcuni anni grazie alla lungimiranza del nostro segretario, Costantino Troise, è possibile iscriversi anche da precari, da specializzandi. Questo perché essendo quella del precariato una fetta importante dei medici è giusto che questi abbiano una degna rappresentazione".
Carlo Palermo, Vice Segretario Nazionale Vicario Anaao Assomed, discussant nella prima tavola rotonda: Sindacato 2.0 – organizzazioni e carriere
"La questione delle dotazioni organiche oggi, va letta assolutamente rispetto alle condizioni di disagio che i dirigenti vivono nelle singole strutture. Noi veniamo da una condizione di attacco alla sostenibilità del Ssn. Dal 2009 al 2015, è possibile verificare che ci sono 9mila medici in meno e circa 42mila infermieri in meno. Quando si dice che lo Stato prende la sanità come bancomat si intende sostanzialmente questo. La condizioni di lavoro sono in netto peggioramento, il disagio è elevatissimo e non si riesce nemmeno ad implementare tutta la problematica dell’orario di lavoro. A fronte di norme Ue che richiedevano un incremento della dotazione organica di circa 6mila medici in più, ne abbiamo 9mila in meno. Questo significa che la il personale non fa ferie, né riposi, ha difficoltà nella vita sociale, nella vita familiare e quando arriva a fine carriera scappa. E così perdiamo le forze migliori e abbiamo un calo nella capacità di risposta del sistema. Parlare di dotazioni organiche, dei professionisti che devono affrontare l’erogazione delle cure, è fondamentale. Abbiamo bisogno di invertire la tendenza, è arrivato il momento di fare un investimento economico nel sistema su queste problematiche. Facendo una connessione possiamo dire che il problema è drammatico perché il sistema della formazione è totalmente fallito. Per i prossimi anni non avremo i medici necessari per la sostituzione. Se non interveniamo ora, e lo diciamo dal 2011, il sistema collasserà. Le regioni, che hanno responsabilità organizzativa, se non fanno un investimento ora, quando lo faranno?".
22 Settembre 2017
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