Sip: “Serve un salto di qualità nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi”

“I dati confermano ciò che osserviamo quotidianamente nei servizi, che la salute mentale è ormai una componente strutturale della domanda di salute. Questo richiede un salto di qualità nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi”.

Così Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria (Sip) e direttore del Dsm dell’Asl di Bari commenta quanto emerso dal rapporto sulla Salute mentale.

Il primo elemento che emerge con chiarezza, evidenzia la Sip, è la distanza tra domanda e capacità di risposta. I servizi hanno retto negli anni una pressione crescente, spesso grazie all’impegno degli operatori e alla capacità di adattamento dei modelli esistenti. Tuttavia, questa tenuta ha progressivamente evidenziato limiti strutturali che oggi non possono più essere ignorati. Tra questi, prosegue la Sp, la disomogeneità territoriale rappresenta una delle criticità più rilevanti. Non si tratta semplicemente di una differenza geografica tra Nord e Sud, ma di una variabilità più ampia che riguarda l’organizzazione dei servizi, la loro integrazione e la reale accessibilità per le persone. In alcune aree esistono percorsi strutturati e continui, in altre la presa in carico resta frammentata e discontinua.

“Il tema non è solo la quantità di servizi, ma la loro distribuzione e il modo in cui sono organizzati – sottolinea Antonio Vita, presidente eletto Sip, professore ordinario di Psichiatria e direttore del Dsmd Spedali Civili, Università di Brescia –. Le differenze territoriali si traducono in disuguaglianze concrete nell’accesso alle cure e nella qualità dei percorsi assistenziali”.

Un altro nodo centrale riguarda la precocità dell’intervento. Intercettare il disagio nelle fasi iniziali è fondamentale per modificare l’evoluzione dei disturbi, ma proprio nelle fasce più giovani si osserva ancora un ritardo nell’accesso ai servizi strutturati. Questo produce un effetto paradossale: aumentano i segnali di disagio, ma la risposta arriva spesso quando la situazione è già complessa.

A questo si aggiunge il tema della continuità assistenziale. La salute mentale, sottolinea la Sip, non può essere gestita per episodi o eventi acuti, ma richiede percorsi di cura nel tempo, integrati tra ospedale e territorio, tra dimensione sanitaria e sociale. Il Rapporto evidenzia come questo passaggio rappresenti ancora uno snodo critico del sistema.

Non meno rilevante è la questione della sostenibilità. Non si tratta soltanto di risorse economiche, ma anche di personale, organizzazione e modelli operativi, rimarca la società scientifica, “i servizi funzionano spesso su equilibri fragili, che rischiano di non essere più sufficienti in un contesto di crescente complessità clinica e sociale”. 

“In questo scenario – aggiunge Di Sciascio – è necessario superare una visione frammentata della salute mentale e costruire una governance più chiara e condivisa. Servono strumenti di monitoraggio continui e modelli organizzativi più omogenei”. 

Infine, il Rapporto richiama un tema di equità che non può più essere eluso. Le differenze nell’accesso alle cure, nella disponibilità di trattamenti e nella qualità dell’assistenza non possono essere considerate fisiologiche. Rappresentano invece un elemento critico che incide direttamente sulla vita delle persone. “Garantire equità di accesso alle cure – conclude Vita – significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard assistenziali omogenei su tutto il territorio. È una sfida che riguarda non solo la psichiatria, ma tutti gli attori che concorrono alla tutela della salute mentale e il sistema sanitario nel suo complesso”.

La salute mentale è oggi uno degli indicatori più sensibili dello stato di salute di una società, conclude la Sip: “Riconoscerne la centralità non è solo una necessità clinica, ma una scelta strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale”.

 

 

21 Aprile 2026

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