Spesa sanitaria regionale e costi standard
Tale risultato ha inoltre permesso di rivedere, nel DEF 2013‑2017, le previsioni della spesa sanitaria per il prossimo quinquennio: dal 7,1% del PIL nel 2012 al 6,7% nel 2017.
La spesa privata è cresciuta ancora meno di quella pubblica, a conferma della scarsa willingness to pay delle famiglie italiane, oberate dalla crisi. In ogni caso la spesa sanitaria è per un quarto sostenuta direttamente dalle famiglie, che integrano i servizi forniti più o meno gratuitamente dal SSN pubblico.
Se si guarda alla variabilità della spesa regionale, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, emerge come nel 2011 le Regioni con spesa inferiore (totale) siano prevalentemente Regioni del Sud, pur pesando la spesa per tenere conto delle differenze demografiche: Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata (si noti che sono tutte escluse, tranne l’ultima, dalla scelta del benchmark previsto dalla norma sui costi standard, solo perché non in pareggio), sono le Regioni in cui si spende meno, presumibilmente configurando non una maggiore efficienza, quanto il rischio di una significativa carenza di servizi.
Data la complementarietà della spesa privata rispetto a quella pubblica, come anche in ossequio al fatto che essa contiene le compartecipazioni (prevedibilmente nel futuro ancora in crescita), che pur sempre afferiscono all’erogazione di servizi pubblici, non sembra corretto tralasciare la componente di spesa privata nella determinazione del benchmark per i costi standard.
Prendendo in considerazione la spesa privata per compartecipazioni o per acquisto privato di beni e servizi compresi nei LEA, che in mancanza di un dato complessivo abbiamo in prima istanza provato a immaginare sia pari al 30% della spesa privata, le Regioni che risultano avere una spesa minore standardizzata sono Calabria, Abruzzo, Campania e Sicilia.
Anche la spesa sanitaria privata presenta una forte, anzi maggiore, variabilità regionale.
Il valore medio pro‑capite in Italia nel 2011 è stato pari a € 485,0, ma sale nel Nord a € 599,0, nel Centro a € 520,7 e nel Sud è solo di € 313,4.
Le Regioni con una spesa privata pro-capite maggiore sono il Trentino Alto Adige (€ 738,5) e il Veneto (€ 702,4), mentre quelle con spesa privata per abitante minore sono la Campania (€ 238,1) e la Sicilia (€ 287,8), con una stretta correlazione al reddito pro‑capite e un differenziale tra la Regione con spesa massima e quella con spesa minima di circa 3 volte.
La spesa sanitaria privata, nel quinquennio 2006‑2011, si è incrementata in media dell'1,1% annuo, ma l'incremento maggiore si osserva nelle Regioni del Nord (2,3%) e del Centro (1,7%), mentre al Sud la spesa si è addirittura ridotta (‑2,1%), allargando ulteriormente la “forbice”. [TAVOLA 12]
Il “costo” equitativo per i cittadini dei piani di rientro
I cittadini delle Regioni in Piano di Rientro dal 2007 (Lazio, Abruzzo, Liguria, Campania, Molise, Sicilia, Sardegna, Calabria) hanno ricorso più della media nazionale (+0,8%) alle spese socio‑sanitarie private: soprattutto i residenti in Lazio, Molise e Sicilia, meno i sardi e i calabresi. In Abruzzo invece sembra esserci stato un fenomeno di rinuncia a sostenere tali spese. [TAVOLA 14]
In Calabria, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna c’è stato anche un aumento delle famiglie impoverite, rispettivamente del 7,8%, 4,7%, Campania +2,9%, +1,5% +0,9%. La riduzione dell’Abruzzo potrebbe in parte essere giustificata dalla citata rinuncia da parte delle famiglie a sostenere spese sanitarie. Si tenga però presente che la minore variazione di impatto equitativo riscontrato in Liguria e Sardegna potrebbe in parte essere giustificato dal fatto che da Gennaio 2010 queste Regioni non sono più in PdR.
Fatta eccezione di Sardegna e Lazio, queste Regioni non sembrano invece essere state “colpite” dal fenomeno della catastroficità: si è registrata una notevole riduzione del numero di famiglie soggette a spese catastrofiche, a fronte di una variazione media nazionale quasi nulla.
In termini di impatto equitativo sembrerebbe che Liguria e Molise siano state le Regioni in PdR che hanno garantito una maggior “protezione” delle famiglie; Sardegna, Lazio e Campania invece quelle meno “protettive”, probabilmente anche a causa dell’entità del disavanzo, che presenta in queste tre Regioni i valori più alti. [TAVOLA 15]
26 Settembre 2013
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