Troilo (Ass. Coscioni): “Mi risponde Napolitano e solo un parlamentare su mille. Incredibile ma vero”
“A parte 3 o 4 e mail di ricezione della lettera, solo il senatore Zanda mi ha risposto, esprimendo con franchezza i suoi dubbi sulla eutanasia ma impegnandosi sul tema non meno importante del testamento biologico. E la sua presa di posizione ha indotto oggi i senatori del PD a chiedere di calendarizzare il dibattito sulla nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla eutanasia. Ho provato – telefonando ogni giorno alle loro segreterie – ad avere risposta da un paio di deputati che conosco da decenni perché un tempo militavamo insieme nel PSI (per inciso, io sono ancora socialista). Niente da fare, silenzio assoluto”.
“Perciò voglio ora denunciare all’opinione pubblica la “cattiva educazione civica” dei nostri parlamentari. Comunicare con loro è impossibile: ci si trova dinanzi alla barriera gelida e insormontabile di segreterie che rinviano il cittadino da Ponzio a Pilato (mi rimanda la mail?: io la lettera non l’ho vista, forse la mia collega…, riprovi più tardi , e più tardi: riprovi domani)”.
“Se ne infischiano se la lettera proviene da una associazione molto seria che da anni si batte per i diritti civili, se chi la firma racconta loro il dramma del suicidio di suo fratello, se egli parla anche a nome dei congiunti di Mario Monicelli, di Lucio Magri, di Carlo Lizzani, se i dati che fornisce sui suicidi di malati e sui casi di eutanasia clandestina gridano vendetta. Sono gli eletti dal popolo, ma se ne infischiano se il 60% degli elettori è favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia. Ma allora, chi pensano di rappresentare?”.
Quando però il presidente Napolitano, dimostrando una volta di più il suo rispetto per i cittadini e la sua capacità di dialogare con loro, risponde pubblicamente sollecitando il Parlamento a discutere di eutanasia, allora comincia sulle agenzie di stampa il fiume di dichiarazioni: favorevoli e contrari alla eutanasia (più contrari: ma gli altri perché dormono?) ma tutti a sollecitare un dibattito parlamentare, come se non dipendesse da loro reclamarlo ed ottenerlo”.
Penso che i cittadini, senza cadere nel qualunquismo di qualche comico triste, debbano dire con forza: vogliamo dei parlamentari che rispondano e anche – perché anche di questo si tratta – che l’educazione torni a farsi viva almeno fra i banchi e negli uffici del Parlamento.
Se qualcuno di loro (a scanso di equivoci, dei cittadini, non dei parlamentari) vuole darmi una mano, giovedì dalle 9,30 alle 11,30 sarò in piazza Montecitorio per uno sciopero della fame di protesta”.
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18 Marzo 2014
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