Tumore al polmone. Il punto su crizotinib
Alterazioni del gene Alk (anaplastic lymphoma kinase) si trovano circa nel 5% di tutti i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, il più comune tipo di cancro ai polmoni. La ricerca presentato da Shaw è il primo trial randomizzato ad essere stato su un campione di pazienti scelti proprio perché presentavano tumori con questo tipo di alterazioni.
Lo studio, condotto dagli scienziati statunitensi su un campione di 347 persone, è il primo che ha permesso un confronto faccia a faccia di crizotinib con la chemioterapia standard (pemetrexed o docetaxel), dimostrando la superiorità del primo sia in termini di risposta, che di sopravvivenza libera da progressione, che di qualità della vita dei pazienti. Dunque lo studio porrebbe il farmaco come nuovo standard di cura per la popolazione di pazienti considerata. I dati dimostrano infatti che la sopravvivenza media libera da progressione risultava più che doppia nei pazienti trattati con crizotinib rispetto alla terapia standard: 7,7 mesi contro appena 3. La risposta complessiva al farmaco è stata del 65% per il primo farmaco contro il 20% nel campione di riferimento.
L’unica cosa che ancora non si può stabilire sono le differenze nella sopravvivenza totale, poiché lo studio è ancora troppo recente per trarre conclusioni di questo tipo. Inoltre, proprio a causa dei risultati così stupefacenti, molti pazienti precedentemente in terapia standard sono passati a un certo punto dello studio all’uso di crizotinib, il che rende il confronto tra le differenze sulla sopravvivenza complessiva nei due bracci dello studio più difficile da fare.
Gli effetti collaterali più comuni per il farmaco sono stati diarrea, nausea, vomito e transaminasi alte. L’incidenza di eventi più gravi è stata uguale nei due bracci dello studio, pari al 31%, ma solo il 6% dei pazienti trattati con crizotinib ha dovuto abbandonare il trial a loro causa, contro il 10% di quelli curati con terapia standard. In ogni caso, a prescindere dagli effetti collaterali, i pazienti stessi riportavano una qualità della vita migliore nel caso fossero trattati con il primo farmaco e non con la normale chemioterapia.
“Non c’è ormai dubbio che questo farmaco orale sia più efficace della terapia standard in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, con la specifica alterazione Alk e già precedentemente trattati”, ha commentato Enriqueta Felip, ricercatrice dell’Università di Vall d’Hebron a Barcellona non coinvolta nello studio, e chair della sessione sul cancro Nsclc metastatico. Dopo l’implementazione di terapie specifiche per il cancro ai polmoni per i pazienti i cui tumori erano definiti da mutazioni Egfr, questo è il secondo gruppo di pazienti con Nsclc che dimostra di beneficiare in maniera inconfutabile di una terapia il cui bersaglio è una precisa alterazione molecolare.
Dunque non solo una buona notizia per chi è affetto da questo tipo di cancro, ma anche un risultato che porta ottimismo per lo sviluppo di nuovi trattamenti mirati.
03 Ottobre 2012
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