VALVULOPLASTICA. Mortalità anche 2,5 volte superiore alla media
È stato considerato il numero di ricoveri con esecuzione di valvuloplastica isolata o sostituzione di valvole cardiache isolata, in cui il paziente risulta deceduto entro trenta giorni dalla data dell’intervento. Si definisce isolato l’intervento di valvuloplastica o di sostituzione non associato ad interventi di by-pass, di endoarteriectomia, ad altri interventi cardiaci o sulla aorta. La valutazione dell’intervento isolato permette di evitare di considerare gli interventi associati caratterizzati da mortalità e da fattori di rischio notevolmente diversi.
Intervento di valvuloplastica e/o sostituzione di valvola isolata: mortalità a 30 giorni – valore medio 3,15% (Vedi tabella).
L’esito a breve termine dell’intervento di valvuloplastica e/o sostituzione di valvola isolata può rappresentare un buon indicatore della qualità dell’attività delle strutture di cardiochirurgia.
In questo indicatore è la Lombardia a farla da padrone per quanto attiene gli esiti favorevoli. Le prime quattro strutture con le performance migliori si trovano proprio in questa Regione. Le prime tre (l’ospedale A. Manzoni di Lecco, la CCA Poliambulanza di Brescia e la CcA S Rocco di Ome) hanno fatto registrare tutte una esito pari a 0, il migliore possibile, rispetto a una media nazionale de 3,15% di mortalità. Se si analizzano invece gli esiti sfavorevoli, la ‘maglia nera’ va all’AO S. G. Moscati di Avellino per cui la mortalità a 30 giorni si è verificata nell’8,1% dei casi valutati. Al secondo posto c’è l’Irccs S. Martino di Genova con una percentuale del 7,9, mentre sul terzo gradino del podio troviamo l’ospedale Mauriziano di Torino con il 7,7% di decessi.
Legenda
Per facilitare la lettura abbiamo selezionato le prime dieci e le ultime dieci strutture a livello nazionale con esiti favorevoli e sfavorevoli rispetto alla media nazionale. Le diverse strutture sono state collocate, così come realizzato dagli epidemiologi dell’Agenas, in tre fasce: quella blu, i cui dati aggiustati (ossia quei dati per i quali sono state considerate le possibili disomogeneità tra le popolazioni come l’età, il genere, presenza di comorbità croniche, etc..) e favorevoli, sono statisticamente certi; quella rossa in cui dati aggiustati sfavorevoli non presentano margini di errore statistico; quella grigia dove invece c’è un rischio relativo di errore di un risultato (quello che i tecnici chiamano fattore “p”).
03 Ottobre 2012
© Riproduzione riservata
Ultime analisi e review da QS Pro Gold
I più letti

Lorenzin (Pd) a Schillaci: “La sanatoria no vax apre la strada all’interferenza della politica sulla deontologia medica”

Caldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”

“Il medico non può essere il tappabuchi del sistema. E nella PA la nostra dirigenza deve diventare ‘speciale”. Intervista a Di Silverio (Anaao)

Aspiranti medici di famiglia, entrate al corso di formazione specifica con gli occhi aperti e piena consapevolezza

Alzheimer, lo studio CELIA rilancia la strategia anti proteina tau: diranersen rallenta il declino cognitivo

Benzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativo

Malattie venose, Servier lancia Daflon 1000 mg: una sola compressa per semplificare la terapia

Caldo e diabete, il caso Zverev ricorda i rischi dell'estate: "Attenzione ai sensori per la glicemia"

Riflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medica

Farmaci. Aifa aggiorna quattro Note: ormone della crescita, infertilità, anticoagulanti e Bpco