Vergallo (Aaroi-Emac): “Intervenire anche su responsabilità strutturale ed organizzativa”
Per Vergallo, infatti, “finora, diverse iniziative politiche e istituzionali si sono limitate a voler arginare il fenomeno della costante crescita del contenzioso sanitario con tentativi di una miglior definizione della responsabilità dei professionisti e dei corrispondenti profili di ‘colpa’. Tali tentativi, già difficoltosi per le sottostanti questioni legate ai rispettivi profili giuridici delle diverse categorie di operatori, non hanno certo tratto beneficio dalle ultime previsioni di riorganizzarne le attività e le competenze. Un altro approccio al problema si è sviluppato attraverso previsioni normative di obblighi assicurativi a carico degli stessi professionisti. A tale approccio, peraltro, non ha corrisposto un’altrettanto mandatoria previsione di obblighi a carico delle strutture”.
“Avevamo chiesto un maggior coinvolgimento delle Associazioni Professionali nella gestione del rischio clinico, che a nostro parere deve basarsi in primo luogo sulla gestione del rischio organizzativo, individuando e risolvendo le criticità delle numerose situazioni strutturalmente ‘a rischio’. Questo invito non è stato ancora raccolto”, prosegue il presidente AAROI-EMAC, che aggiunge: “Un esempio tra tutti: la riorganizzazione dei Punti Nascita. A quasi tre anni di distanza dalla sua genesi, l’Accordo tra il Governo e le Regioni sulle ‘Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo’ non ha prodotto nulla di concreto. Come denunciato lo scorso agosto attraverso un comunicato stampa congiunto AAROI-EMAC/FESMED, esistono ancora ospedali non adeguatamente attrezzati per il percorso nascita, non collegati a terapie intensive, e in cui l’organizzazione del lavoro dei professionisti si basa sulle pronte disponibilità invece che sulle guardie”.
“Tutto ciò – conclude Vergallo – continua ad alimentare una pericolosa escalation del rischio clinico: come si può pensare di arginarla concentrandosi sulla sola responsabilità professionale e non anche su quella strutturale ed organizzativa?”.
12 Febbraio 2014
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