Anestesia in guerra e in emergenza. Gruppo di studio della Siaarti per anestesisti di ospedali e di strutture militari

Anestesia in guerra e in emergenza. Gruppo di studio della Siaarti per anestesisti di ospedali e di strutture militari

Anestesia in guerra e in emergenza. Gruppo di studio della Siaarti per anestesisti di ospedali e di strutture militari
Il primo obiettivo del nuovo team sarà quello di dar vita allo sviluppo di linee guida applicabili all’anestesia e rianimazione in “teatro operativo” ed utilizzabili anche durante i soccorsi in occasione di calamità naturali e maxiemergenze.

Nasce all’interno della Società italiana di anestesia analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) un nuovo gruppo di studio che comprende anestesisti di ospedali e strutture sanitarie militari ed anestesisti che lavorano in ospedali civili e che, essendo appartenenti al Corpo Militare della C.R.I. o alla “Riserva selezionata” delle varie componenti delle Forze Armate, partecipano a missioni nazionali ed internazionali.

Primo obiettivo del nuovo team di anestesisti sarà quello di dar vita allo sviluppo di linee guida applicabili all’anestesia e rianimazione in “teatro operativo” ed utilizzabili anche durante i soccorsi in occasione di calamità naturali e maxiemergenze. Il maggiore medico del Corpo militare della Croce Rossa Italiana ha risposto ad alcuni interrogativi sul tema. Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un anestesista in zona di guerra?  “Le maggiori difficoltà – risponde Paolo Marin –  sono legate alle condizioni ambientali ed ostili nelle quali ci si trova a lavorare. Rispetto al lavoro in sala operatoria le risorse sono limitate nella quantità e nella qualità.”

Se le risorse sono limitate cosa allora non deve mai mancare?  “Una buona preparazione ottenuta tramite esercitazioni che simulano esattamente quello che accade in teatro operativo, una continua ed aggiornata informazione sulle novità internazionali relative ai prodotti salvavita utilizzabili in ambito militare, un Kit di primo soccorso (nel gergo internazionale IFAK – individual first aid kit) che contiene, seguendo le linee guida internazionali, gli strumenti per permettere un’adeguata rianimazione  del ferito”.

C’è dunque una linea guida internazionale?  “Il protocollo internazionalmente utilizzato in ambito bellico per la rianimazione del ferito è il TCCC –Tactical Combat Casualty Care, formulato per la prima volta nel 1996 e sottoposto a continue revisioni semestrali”, spiega Paolo Marin.
Ma al di là degli ostacoli linguistici come ci si relaziona con i pazienti che sono in aree di guerra? “Fortunatamente – riferisce l’esperto che ha  partecipato alla missione ONU in Etiopia ed Eritrea (UNMEE) e a missioni di pace in Iraq ed Afghanistan –  la lingua inglese è molto diffusa soprattutto nelle zone dove sono più frequenti i conflitti o dove c’è la necessità di intervenire per gravi emergenze umanitarie. Nei casi in cui esistono difficoltà linguistiche, si riescono spesso a reperire degli interpreti locali”.
 
Cosa manca agli attuali  ospedali da campo? “Con  gli elettromedicali, esistenti oggi in commercio, si è raggiunto un livello di efficienza paragonabile a quello degli ospedali operanti in ambito civile. Questo discorso è sicuramente inconfutabile quando prendiamo in considerazione gli ospedali da campo “shelterizzati”, cioè costituiti da unità modulabili simili a container collegati tra di loro a formare un vero e proprio ospedale.  I progressi in questo campo sono enormi – ribadisce Paolo Marin – basti solo pensare a elettromedicali che in uno spazio di pochi decimetri cubi riescono a performare l’attività di una Intensive care unit (ICU) combinando un concentratore di ossigeno, un ventilatore da anestesia e da rianimazione, un sistema di aspirazione ed un monitor multiparametrico. Negli ultimi decenni di storia della medicina (soprattutto in ambito anestesiologico-rianimatorio) farmaci, elettromedicali e linee guida usate in ambito militare sono poi state applicate allo scenario civile“, conclude il coordinatore degli Anestesisti-rianimatori del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.
 

24 Giugno 2014

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