Anestesisti. L’Aaroi-Emac risponde a Saba: “Non siamo eutanasisti”

Anestesisti. L’Aaroi-Emac risponde a Saba: “Non siamo eutanasisti”

Anestesisti. L’Aaroi-Emac risponde a Saba: “Non siamo eutanasisti”
Il presidente Alessandro Vergallo ha commentato così le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Maria Saba, anestesista in pensione, che dalle pagine dell’Unione Sarda aveva confessato di aver aiutato a morire diverse persone, parlando della 'dolce morte' come di una pratica consolidata in Italia.

L’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani–Emergenza ed area critica), in rappresentanza di tutti gli iscritti all’Associazione, che quotidianamente prestano la loro opera professionale specialistica nelle sale operatorie e nelle terapie intensive degli ospedali, nonché in tutte le altre attività di assistenza a tutti i pazienti che per patologia acuta o cronica necessitano del loro operato, prende le distanze da ogni interpretazione strumentale di una recente intervista a Giuseppe Maria Saba, 87 anni, anestesista in pensione, che dalle pagine dell’Unione Sarda aveva confessato di aver aiutato a morire diverse persone, parlando della 'dolce morte' come di una pratica consolidata in Italia.

"Le questioni etiche legate ai delicati temi del 'fine vita' sono troppo complesse per essere affrontate in questo modo – ha dichiarato Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac -. Il progresso scientifico e tecnologico è oggi molto più rapido di quello sociale e giuridico, ma proprio per questo motivo non può continuare ad essere terreno di scontro di differenti, e spesso individuali, posizioni culturali o religiose, né tantomeno di interventi contraddittori della magistratura, com’è avvenuto in diverse occasioni, per esempio, di recente, nel 'caso Stamina'".

"Ai politici, ai giuristi, e agli esperti di bioetica, se ne sono in grado, spetti e basti l’ònere di affiancare ai mezzi di cui dispone la scienza medica strumenti legislativi ed ordinamentali diversi, e/o migliori, di quelli attuali. Agli anestesisti rianimatori italiani – ha concluso Vergallo – il cui operato deve attenersi alle norme di legge vigenti e, secondo scienza e coscienza, al codice deontologico, nel rispetto dei pazienti e dei loro familiari, non può pertanto, per altrettanto rispetto che è loro dovuto, essere attribuita l’etichetta di eutanasisti”.

13 Giugno 2014

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