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Il Dietista di Comunità: una “endogena ed esemplare” proposta della Fno Tsrm e Pstrp

di Saverio Proia

L’obiettivo della proposta è delineare il Dietista di comunità quale professionista sanitario con competenze avanzate, più complesse e specialistiche rispetto al profilo di base, già di per sé, comunque,  dotato di autonomia, responsabilità professionale e potere decisionale verso risultati ed esiti di salute definiti e condivisi con l’équipe sanitaria, sociosanitaria e sociale, con le Istituzioni e le associazioni. LA PROPOSTA

06 MAG -

Dopo i tragici anni del suo depotenziamento attraverso l’infausta politica dei tagli alla spesa sanitaria non considerata come un investimento, la ricostruzione della sanità territoriale per renderla capace di garantire con nuovi presidi, servizi, tecnologie e, soprattutto, nuove dotazioni di personale delineata dal PNRR e dagli adempimenti attuativi sta stimolando nelle oltre trenta professioni sanitarie e sociosanitarie una giusta voglia di ridisegnare ruolo, competenze, ordinamento e percorsi formativi che siano in grado di determinare la risposta ai nuovi bisogni di salute derivanti dal mutato quadro epidemiologico e demografico del Paese.

In questo scenario, all’interno del rilancio del Distretto previsto dal PNRR il rilevante il ruolo della Casa di comunità, evoluzione della precedente Casa della salute, quale reale e capillare presidio territoriale a tutela della salute.

Da qui il fiorire di proposte per individuare nuove, più avanzate, più complesse e specialistiche competenze per le professioni che dovranno operare all’interno delle Case di comunità, con una diversa capacità professionale e il riconoscimento di una rinnovata, rimotivata e adattata valorizzazione delle competenze e dell’autonomia di ciascun professionista della salute. A differenza delle proposte di legge a cui ho fatto riferimento su questo quotidiano, recentemente, con il contributo specifico e determinante della Commissione d’albo della professione sanitaria di Dietista, la Federazione nazionale delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione ha elaborato e proposto “autonomamente” un documento contenente la definizione di quali competenze e quale formazione dovrebbe avere il Dietista che avrà l’incarico professionale di operare all’interno delle Case di comunità e negli altri presidi territoriali, domicilio compreso.

Perché operare nella Casa di comunità per le caratteristiche sopradescritte dovrebbe, a mio giudizio, prevedere un incarico di media o elevata professionalità acquisita con un periodo di esperienza pluriennale  integrabile da una particolare e specialistica  formazione post laurea, come si sta delineando nella stesura nel nuovo CCNL del personale del comparto sanità, ribadendo quanto già previsto nel precedente contratto sull’incarico di professionista esperto o specialista,  prevedendo che per ogni professionista siano previsti incarichi professionali o organizzativi, in analogia al modello contrattuale e ordinamentale  della dirigenza medica e sanitaria.

La proposta relativa al “Dietista di comunità”, quale profilo professionale di media o elevata professionalità, è esemplare, può divenire un modello per le altre professioni rappresentate dalla FNO TSRM e PSTRP e trova i suoi fondamenti strategici nel documento “Proposte Attuative del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” elaborato dalla stessa Federazione nazionale con il contributo delle e 19 professioni ad essa afferenti, quale  contributo allo sviluppo del nostro SSN e al rilancio del sistema socio-sanitario nella fase post Covid-19.

E’ un documento che valorizza l’apporto proattivo e fattivo che ciascuna delle 19 professioni è in grado di offrire perseguendo l’obiettivo di un costante miglioramento nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione e una sempre più attiva partecipazione di tutti i professionisti della salute al processo di riforma definito dal PNRR.

Giustamente il documento sottolinea che “si avverte, pertanto, la necessità non più rimandabile di un modello organizzativo nuovo e dinamico, che sperimenti l’agire congiunto e condiviso dei professionisti sanitari in équipe di lavoro  e il ripensamento continuo dei ruoli e delle competenze, quindi delle responsabilità (anche civili e penali)”. È un  nuovo modello in grado di porre le basi per un confronto evoluto tra i diversi pareri e le possibili soluzioni, sviluppando la capacità di fare sintesi con valutazioni integrate, nell’ottica del superamento di una visione rigida e burocratica.

In questa weltanschauung  la Federazione propone il Dietista di comunità che, si badi bene, non è  una nuova figura professionale, diversa e ulteriore rispetto al Dietista di cui al DM 744/94, bensì uno specifico elevato profilo e incarico professionale per chi opera negli ambiti e nei contesti descritti in tale  documento con i requisiti di un’esperienza professionale integrabile da una specifica formazione, tali da permettergli di espletare competenze avanzate, più complesse e specialistiche rispetto al profilo di base.

L’obiettivo della Casa di comunità è quello di potenziare i servizi assistenziali territoriali per perseguire la garanzia dei LEA e loro integrazione con le prestazioni di cura e assistenza ancora non ricomprese, tra cui quelle inerenti la nutrizione, che permetterebbero la piena soddisfazione dei bisogni di salute dei cittadini e della comunità.

Nel merito, l’intervento fornito da un Dietista esperto risulta collegato a migliori esiti clinici, alla riduzione dei costi correlabili all’assistenza, al consumo di farmaci, alla riduzione di ricoveri impropri e dei tempi di degenza.

Nell’attuazione di questo nuovo modello assistenziale territoriale, il Dietista entra concretamente nell’équipe multiprofessionale prevista dal DPCM “Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel servizio sanitario nazionale”.

L’obiettivo della proposta della FNO TSRM e PSTRP è delineare il Dietista di comunità quale professionista sanitario con competenze avanzate, più complesse e specialistiche rispetto al profilo di base, già di per sé, comunque,  dotato di autonomia, responsabilità professionale e potere decisionale verso risultati ed esiti di salute definiti e condivisi con l’équipe sanitaria, sociosanitaria e sociale, con le Istituzioni e le associazioni.

Il Dietista di comunità potrebbe contribuire in maniera proattiva (ovvero andando incontro ai problemi di salute prima che insorgano o si aggravino) al miglioramento della qualità della vita, all’elaborazione di politiche alimentari innovative e inclusive, in relazione ai bisogni di salute e benessere espresse dalla comunità stessa, offrendo un’assistenza dietetico-nutrizionale personalizzata dal punto di vista tecnico, sociale ed umano, con una rinnovata attenzione olistica e massimizzando competenze e abilità acquisite nel proprio percorso accademico e di formazione continua in medicina.

Pertanto, il Dietista di comunità, all’interno di un sistema coerente, multiprofessionale integrato e flessibile, è responsabile di ricercare e acquisire tutte le informazioni epidemiologiche, cliniche e socio assistenziali, necessarie per un’approfondita valutazione nutrizionale e di rendere disponibili e comprensibili al “lettore”, sia esso professionista, assistito o caregiver, le informazioni dietetico-nutrizionali (valutazione, diagnosi, trattamento e monitoraggio nutrizionali) necessarie al raggiungimento del suo ben-essere, bene-stare, bene-fare.

L’utilizzo da parte del Dietista di un linguaggio comprensibile e la costruzione di una rete informativa protetta e sicura, ma allo stesso tempo completa e aggiornata, costituiscono la premessa per favorire il passaggio da una comunità intesa come luogo fisico destinatario esclusivamente di prestazioni sociosanitarie, ad “una comunità competente pensata come rete di relazioni sociali significative, in cui i cittadini acquisiscono competenze, motivazione e risorse per intraprendere attività volte al miglioramento della propria vita”.

L’emergenza pandemica ha infatti ben evidenziato la necessità di evolvere dal to cure al to care, per promuovere un contesto sanitario realmente collaborativo, davvero orientato all’umanizzazione delle cure e ad un’efficace interazione tra fattori bio-medici, psico-sociali, economici e culturali. In tal senso il Dietista di comunità, in collaborazione con gli altri professionisti sanitari e sociosanitari, si adopera per una presa in carico globale della persona in ogni livello di complessità, all’interno dello specifico Progetto di salute della persona stessa.

Come si vedrà dal documento il modello di Dietista di comunità proposto dalla FNO TSRM e PSTRP è un modello esemplare di sviluppo delle competenze che nasce dall’interno della stessa professione e, certamente, costituisce un punto di riferimento progettuale anche per le altre professioni presenti in questa originale ed unica rappresentanza ordinistica multiprofessionale.

Saverio Proia

 



06 maggio 2022
© Riproduzione riservata

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