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Le Donne Medico incontrano la presidente Casellati. In sanità ancora troppe disparità di genere


La tutela della maternità è negata a circa 44mila donne medico convenzionate e gli interventi istituzionali per ridurre i gap di genere si sono rivelati scarsamente efficaci. Presentato alla presidente del Senato dalle rappresentanti di 6 società scientifiche della Fism, il Numero Verde grazie al quale 100 donne medico volontarie di diverse specialità hanno fornito alle donne informazioni e consigli sulla salute e sulla pandemia

27 APR - La promozione delle attività scientifiche e di ricerca “gender oriented” e la necessità di tutelare la salute della donna e la maternità. Le disparità di genere in una sanità che vede il numero di camici rosa in continuo aumento, ma con un disallineamento tra la percentuale di donne medico che rivestono posizioni apicali nelle strutture sanitarie rispetto agli uomini. E poi ancora, la necessità di mettere in atto specifiche tutele per le donne medico in stato di gravidanza.
 
Questi i temi sul tappeto nell’incontro oggi a Palazzo Giustiniani tra Il Presidente del Senato Elisabetta Casellati e sei presidenti donne delle Società Scientifiche affiliate alla Federazione Italiana Società Medico-Scientifiche (Fism) - Vincenza Palermo presidente Società Medici Legali Aziende Sanitarie, Nunzia Pia Placentino Presidente Società Scientifica Medicina di Famiglia e Comunità, Giovanna Spatari Presidente Società Italiana Medicina del Lavoro, Annarita Vestri Presidente Società Italiana Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica, Antonella Vezzani Presidente Associazione Italiana Donne Medico e Elsa Viora, Presidente Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri – con la partecipazione del Presidente Nazionale Fism Franco Vimercati, e del Presidente nazionale dei Cardiologi dell’Anmco Domenico Gabrielli.

 
Un'occasione per mettere in luce le difficoltà delle donne-medico italiane acuite dall’emergenza pandemica, ma anche per presentare al Presidente Casellati, il Numero Verde 800.189.441 istituito dall’Associazione Italiana Donne Medico, un servizio di utilità sociale voluto per fornire alle donne - attraverso le risposte di 100 donne medico volontarie di diverse specialità - informazioni e consigli sulla salute, sia su aspetti inerenti la situazione pandemica, sia per le diverse esigenze di salute. Istituito nel 2020, con contact center dedicato, che risponde all’indirizzo coronavirus@donnemedico.org, ha avuto una grande accoglienza tra le donne e continuerà ancora per molto tempo diventando, ricordano le donne medico, “un luogo di confronto continuo anche per il fatto che la società scientifica è costituita con l’apporto di donne medico con le diverse specialità che possono rispondere con competenza alle varie richieste formulate”.

Per le donne medico il cammino è tutto in salita. Gli interventi istituzionali per ridurre la disparità di genere in sanità, ricordano in una nota le rappresentanti delle società scientifiche, si sono rivelati scarsamente efficaci: i Comitati Unici di Garanzia, istituiti per contrastare la discriminazione nelle aziende sanitarie, non hanno budget, lavorano su base volontaria e il loro parere non è mai vincolante. “Sono pertanto organismi molto deboli che poco possono fare per contrastare la disparità di genere – proseguono le donne medico – e la discriminazione di genere insieme alla difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia porta le donne medico a adottare un comportamento rinunciatario nei confronti di eventuali attività aggiuntive che possono incrementare la retribuzione e/o aumentare il loro prestigio”.

Non solo, gli interventi di conciliazione adottati dalle aziende sanitarie sono ancora largamente insufficienti e devono essere implementati sia attraverso il potenziamento degli istituti già attivi (part-time, asilo nido, centri estivi) sia attraverso l’adozione di modalità flessibili nell’organizzazione del lavoro.
 
Non va meglio per le donne medico che lavorano come medici di famiglia dove non è garantita la protezione della maternità. “Peraltro, la tutela della maternità – prosegue la nota – è un principio fondamentale sancito dall’art. 37 della Costituzione della Repubblica Italiana. La donna, unitamente all’attività lavorativa, può svolgere anche funzioni familiari ed in particolare la funzione di madre, pertanto, lo stesso costituente ha disposto che il legislatore debba riconoscerle condizioni di lavoro tali che la pongano in grado di adempiere anche alle dette funzioni”.
 
E nonostante, la tutela della maternità trova la propria disciplina nel Decreto legislativo del 26 marzo 2001, n. 151, ad oggi i Medici donne che lavorano in regime di convenzione col Ssn, come i Medici di famiglia, non godono di una reale tutela della maternità, trattandosi di fatto di un periodo di assenza dal lavoro "giustificata", e con oneri organizzativi ed economici a proprio carico.
 
E così la tutela della maternità in Italia viene negata a circa 44 mila donne medico convenzionate: “Un esercito di donne che lavora giorno e notte sulle ambulanze del 118, come medico o pediatra di famiglia, specialiste ambulatoriali o nelle sedi di Continuità Assistenziale. L’unica forma di tutela è l’indennità Enpam, con un importo corrispondente all’80% di 5/12 del reddito professionale che l’iscritta ha denunciato ai fini fiscali nel secondo anno precedente alla data del parto”.
 
Le Società scientifiche e le Associazioni hanno infine ricordato le numerose azioni portate avanti per sostenere le donne e le professioniste.

27 aprile 2021
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