Bambini. Ogni anno 1,2 mln di ricoveri in ospedale. In aumento i piccoli malati cronici

Bambini. Ogni anno 1,2 mln di ricoveri in ospedale. In aumento i piccoli malati cronici

Bambini. Ogni anno 1,2 mln di ricoveri in ospedale. In aumento i piccoli malati cronici
Riorganizzare i servizi sul territorio e aumentare le competenze. Queste le richieste della Società di Pediatria Ospedaliera. Che dal Congresso appena aperto a Roma denuncia: "Abbiamo una legge per le cure pediatriche palliative eccellente che interessa 11.000 bambini, ma non ancora applicata in tutte le Regioni”.

E’ cambiata l’epidemiologia delle malattie pediatriche. Se fino a poco tempo fa, infatti, a predominare erano le malattie acute, in particolare le infettive, oggi sono in aumento vertiginoso le malattie legate alla cronicità. “Pensiamo alle malattie genetiche e rare che colpiscono in Italia non meno di 50mila pazienti in età pediatrica. Sono diffusissime le malattie reumatiche, le oncologiche, i disturbi del comportamento – queste ultime in particolare in età adolescenziale -ci sono piccoli pazienti affetti  da malformazioni congenite multiple e ritardo dello sviluppo neuromotorio”. Così il presidente della Società italiana di pediatria ospedaliera (Sipo), Francesco Paravati, ha aperto i lavori del VI Congresso nazionale della Società in programma a Roma dal 7 al 9 novembre.

“In Italia – spiega al nostro giornale Paravati – abbiamo 480 reparti di pediatria. Nel 2012 i ricoveri sono stati 1 milione 200mila, con circa 800 mila accessi l’anno calcolati su un quarto delle pediatrie a grandi dimensioni. Parliamo di bambini fragili, appunto complessi perché hanno bisogno di numerosi tipi di intervento da quello riabilitativo, al respiratorio, fino al sostegno psicologico”. Per far fronte a questa nuova emergenza, secondo il presidente della Sitpo, “è necessario ripensare e formulare una rete assistenziale omogenea su tutto il territorio nazionale e creare una maggiore integrazione tra i servizi territoriali dotati di maggiore competenza ,con quelli ospedalieri del centro di riferimento”.

“Il bambino con malattia cronica complessa – sostiene il Paravati – dovrebbe recarsi in ospedale sono nelle fasi acute, in questo modo si eviterebbero I ricoveri impropri e il bambino non si allontanerebbe dal suo nucleo familiare”.

“Oggi la mortalità per le cardiopatie, per le malattie congenite come la spina bifida, le oncologiche è molto diminuita”, afferma il vice presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera, Ambrogio Di Paola. “Ecco perché parliamo di cronicità e di assistenza complessa che necessita di una presa in carico globale del piccolo. Abbiamo una rete ospedaliera costituita da due tipologie di ricovero: l’ordinaria dove si effettuano quelle cure che non si possono fare in casa e l’alta specializzazione che ha punte di grande eccellenza come le neonatologie  riconosciute, appunto le Italiane, tra le migliori  in Europa”, ha spiegato l’esperto. Sottolineando che “abbiamo una delle più basse mortalità neonatale mondiale, abbiamo una ricerca di altissimo livello, abbiamo una legge per le cure pediatriche palliative eccellente che attualmente interessa 11.000 bambini ma che non’è ancora applicata in tutte le Regioni”.

A preoccupare il vice presidente della Sipo anche il fatto che “sempre meno giovani si specializzano in pediatria, e tra 15-20 anni  tutti i medici pediatri e gli infermieri la cui età oggi è molto alta, oltre i 50 anni, potranno non essere sostituiti. I turni massacranti, soprattutto in quelle Regioni soggette a piani di rientro , scoraggiano le nuove leve”.

Il quadro dell’assistenza ospedaliera pediatrica non si ferma alla cura di nuove e complesse malattie. Preoccupa anche il “sociale”, con sempre maggiore frequenza i reparti di pediatria devono prendersi cura di bambini il cui contesto sociale , economico e familiare fa si che la loro gestione a domicilio non sia possibile o è tale da considerarsi “non sicura”. “Il fenomeno –  spiega Maurizio Prota, pediatra presso  l’Ospedale San Eugenio-ASL ,RM C di Roma- si è notevolmente amplificato con l’arrivo nel nostro paese di nuclei familiari  al di sotto della nostra soglia di povertà, il 20% dei nuovi nati proviene da famiglie non italiche, circa 1 milione, pari al 12-15%  della popolazione nella fascia di età 0-14 anni. Questi bambini, le cui famiglie di origine spesso non sono in regola con il permesso di soggiorno – prosegue Prota – ricorrono ai servizi ospedalieri con grande frequenza, non avendo il medico o pediatra di base o non essendo a conoscenza della esistenza dei servizi preposti alla assistenza di stranieri non iscritti al Ssn”. Per il pediatra del S. Eugenio occorre quindi “una assistenza articolata svolta dalla rete dei pediatri di famiglia e dei consultori, oltre che all’aiuto – anche economico – dato dai servizi sociali e dai Comuni, dalle associazioni di volontariato, che tutti insieme contribuiscano alla cura e sorveglianza del minore malato”.  

Emanuela Medi

08 Novembre 2013

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