Caos sulle Aou. L’Acoi diffida il Governo e denuncia irregolarità sistemiche

Caos sulle Aou. L’Acoi diffida il Governo e denuncia irregolarità sistemiche

Caos sulle Aou. L’Acoi diffida il Governo e denuncia irregolarità sistemiche
L’Acoi ha inviato un atto formale al Governo denunciando che 30 delle 31 Aou italiane operano senza il prescritto Dpcm istitutivo, rendendole giuridicamente inesistenti. L'associazione evidenzia gravi violazioni della legalità costituzionale, nomine illegittime e potenziali danni alla salute pubblica. Chiede un intervento legislativo urgente per regolarizzare la situazione ed evita annunciati contenziosi e una possibile class action.

Con un atto formale di significazione e costituzione in mora, l’Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) ha lanciato un duro attacco al Governo, alle Regioni e a numerose istituzioni sanitarie e universitarie italiane. L’associazione, in persona del presidente Vincenzo Bottino, assistito dalle avvocate Azzurra Santoro e Francesca Brunetti, ha notificato alle massime cariche dello Stato – compresi la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro della Salute Orazio Schillaci e la Ministra dell’Università Anna Maria Bernini – una denuncia su gravi anomalie nella legittimità delle Aziende Ospedaliere Universitarie (Aou) operanti in Italia.

Il fulcro della contestazione riguarda l’assenza di Dpcm istitutivi per 30 delle 31 Aou attualmente in attività. Secondo l’Acoi tale mancanza le rende giuridicamente inesistenti, come previsto dal d.lgs. 517/1999 che regola i rapporti tra Servizio sanitario nazionale e università. Solo l’Aou “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno sarebbe stata istituita correttamente tramite Dpcm del 31 gennaio 2013.

L’Acoi denuncia che in queste strutture “sedicenti Aou” sono stati assegnati incarichi dirigenziali senza pubblici concorsi, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione. Inoltre, il sistema avrebbe causato danni enormi sia all’erario che ai cittadini, inducendo in errore l’utenza circa la natura selettiva e universitaria dei servizi ricevuti.

La critica si estende ad alcune Regioni – Lazio in primis – accusate di aver esteso tali prassi anche agli ospedali spoke delle Asl, con nomine imposte di professori universitari a ruoli direttivi, senza rispetto delle procedure concorsuali pubbliche. Ne deriverebbero forti squilibri nelle strutture sanitarie, fino a compromettere la sicurezza dei pazienti.

Alla luce di queste criticità, l’Acoi ha invitato formalmente il Governo ad adottare una misura legislativa d’urgenza ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione per regolarizzare ex post le Aou non riconosciute. In mancanza di tale intervento, l’associazione preannuncia un possibile contenzioso diffuso, fino all’avvio di una class action, che si preannuncia “di imminente esordio”.

L’atto richiama anche la sentenza del Tar Campania del 2012 che sollecitò il Dpcm per l’Aou di Salerno, sottolineando come sia già stata riconosciuta l’urgenza di colmare il vuoto normativo per garantire legalità e tutela dei Lea ospedalieri.

Concludendo, l’Acoi mette il Governo in mora e lo invita ad agire con tempestività per sanare una situazione che definisce “dolosa, pervasiva e pericolosa per la salute pubblica”, ribadendo la propria azione a difesa dei chirurghi ospedalieri e del diritto alla salute dei cittadini italiani.

20 Giugno 2025

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