Cgil. No alla proroga per gli accreditamenti provvisori della sanità privata

Cgil. No alla proroga per gli accreditamenti provvisori della sanità privata

Cgil. No alla proroga per gli accreditamenti provvisori della sanità privata
Il riferimento è alla norma inserita nel maxiemendamento al Milleproroghe che fa slittare al 2013 gli accreditamenti definitivi per le strutture sanitarie private (esclusi ospedali e ambulatori per i quali resta il limite del 1 gennaio 2011). Chiesto il confronto il ministro della Salute.
 

“Recentissime indagini hanno confermato che, nonostante critiche e lamentele, la grande maggioranza degli italiani desidera che il nostro Servizio Sanitario rimanga pubblico e universale”. E’ questo l’incipit di una nota della Cgil con la quale il sindacato prende posizione contro la proroga al 1 gennaio 2013 dell’accreditamento provvisorio per parte delle strutture sanitarie private (dalla proroga sono infatti esclusi ospedali e ambulatori privati per i quali è già scattato l’obbligo per l’accreditamento definitivo lo scorso 1 gennaio).
Il Ssn “per quanto limitato e imperfetto – prosegue la nota della Cgil –  è giudicato di gran lunga preferibile ai sistemi assicurativi privati. Peraltro, nei paesi dove i bisogni sociali sono stati affidati prevalentemente alle risposte di mercato, gli effetti in termini di disuguaglianze, e di maggiori costi generati dalla spinta consumista, sono riscontrabili e descritti in numerosissime pubblicazioni e studi”. “Ora, seppur con ritardo – sottolinea ancora la nota – il Ministro Fazio annuncia l’avvio del confronto con le Regioni sull’accreditamento. Intanto però il Governo, con il decreto mille proroghe, mantiene ancora per tre anni gli accreditamenti provvisori, che dovevano cessare entro il 2010  per molte strutture private”.
“L’esperienza di questi anni, nelle Regioni dove le regole sono state applicate secondo la Cgil –  dimostra che, per garantire qualità e controllo dei costi, nella disciplina dell’accreditamento vanno rispettati vincoli chiari quali l’integrazione, e non la competizione, tra erogatori pubblici ed erogatori privati; il coinvolgimento del privato accreditato negli obiettivi entro i limiti della programmazione pubblica, di partecipazione alle politiche di qualità e di appropriatezza; regole chiare per contrastare i cosiddetti “comportamenti opportunistici” come raccomandato dalla stessa OMS (es. selezione avversa del paziente e delle prestazioni più “vantaggiose”); il controllo rigoroso dei volumi di attività e della spesa nell’ambito della programmazione pubblica”.
“Il buon funzionamento del sistema di accreditamento – conclude la nota – è necessario anche per evitare una frammentazione del Ssn in diversi modelli locali, e può favorire il risanamento di alcune regioni, nelle quali il disavanzo si accompagna ad una spesa verso i privati più alta della spesa media nazionale. Ci aspettiamo ora che il Ministro confermi l’intenzione di coinvolgere nel confronto anche il sindacato confederale”.

18 Febbraio 2011

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