Cluster di Epatite A. Gli Assistenti sanitari della Fno Tsrm Pstrp ricordano il ruolo chiave della prevenzione territoriale

Cluster di Epatite A. Gli Assistenti sanitari della Fno Tsrm Pstrp ricordano il ruolo chiave della prevenzione territoriale

Cluster di Epatite A. Gli Assistenti sanitari della Fno Tsrm Pstrp ricordano il ruolo chiave della prevenzione territoriale

A seguito dei recenti cluster di Epatite A avvenuti in Campania e nel Lazio, la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della Fno Tsrm e Pstrp intende portare al dibattito pubblico una riflessione che va oltre la gestione dell'emergenza in corso. 

I cluster di Epatite A in Campania e nel Lazio riaccendono i riflettori su un nodo strutturale del Servizio sanitario nazionale: la prevenzione territoriale. A lanciare l’allarme è la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della Federazione nazionale degli ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), che in una nota sottolinea come “le emergenze sanitarie non si governano solo negli ospedali, ma si intercettano, si controllano e si interrompono sul territorio”.

Protagonisti di questa azione capillare sono gli Assistenti sanitari, professionisti della prevenzione che, spiega la Commissione, rappresentano “una rete di sicurezza essenziale, spesso invisibile, per il Servizio sanitario nazionale”. In situazioni come quella attuale, il cuore operativo della loro attività è l’inchiesta epidemiologica: identificazione e validazione dei casi (distinguendo tra infezioni autoctone, importate o legate a fragilità), contact tracing con interviste strutturate per ricostruire le reti di contatto, e analisi del contesto ambientale per individuare eventuali fonti comuni di contagio (acqua, alimenti contaminati) in coordinamento con i servizi e le agenzie ambientali.

Su questa base vengono attivati interventi mirati: isolamento, profilassi, educazione sanitaria e, nei focolai a diffusione rapida, la cosiddetta “ring vaccination” (vaccinazione ad anello), che immunizza preventivamente i contatti stretti dei casi confermati, creando una barriera protettiva intorno al focolaio.

Oggi questo lavoro si arricchisce di nuove opportunità tecnologiche. L’intelligenza artificiale, pur in un dibattito etico ancora aperto sul bilanciamento tra privacy e salute collettiva, può diventare un’alleata strategica nel tracciamento. Ma prima degli algoritmi, denuncia la Commissione, servirebbero “piattaforme integrate, tecnologie condivise e applicazioni in grado di supportare chi lavora sul campo”, a partire dai Dipartimenti di prevenzione. In questo quadro, la competenza dell’Assistente sanitario resta insostituibile: è il professionista che interpreta i dati, li traduce in azione e li integra con la conoscenza diretta dei contesti sociali e territoriali.

La Commissione richiama il paradigma One Health (salute umana, animale e ambientale) come “quadro di riferimento di qualsiasi strategia moderna di sorveglianza”, sottolineando che la professione di Assistente sanitario è già pienamente allineata a questa visione. Occorre però valorizzare e aggiornare i percorsi formativi, rendendoli coerenti con le nuove sfide epidemiologiche e tecnologiche.

“Le evidenze economiche sono consolidate: investire in prevenzione genera risparmi multipli in termini di spesa sanitaria a valle. Eppure, il sistema sconta una carenza strutturale di professionisti della prevenzione”. È questa, conclude la Commissione di albo nazionale, “la lacuna che chiediamo di colmare, non come risposta alle emergenze, ma come scelta permanente di politica sanitaria”.

27 Marzo 2026

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