Contratto Sanità. La Fsi Democratica chiede “un contratto modello”

Contratto Sanità. La Fsi Democratica chiede “un contratto modello”

Contratto Sanità. La Fsi Democratica chiede “un contratto modello”
La Federazione dei sindacati indipendenti ricorda come “ci sono alle spalle due mancati rinnovi e nel frattempo sia la società che la richiesta delle prestazioni sanitarie sono cambiate. A fronte di un assetto che viene definito medicocentrico, si auspicherebbe una nuova organizzazione”.

“Il rilancio e la riorganizzazione del sistema sanitario deve scaturire da un rinnovo contrattuale che valorizzi il grande patrimonio di professionalità degli operatori professionisti della salute attraverso scelte strategiche che prevedano il superamento della obsoleta articolazione del personale nei quattro ruoli (sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo) non più al passo dell’evoluzione scientifica, tecnologica, normativa e formativa in cui viviamo. Su tali premesse urge l’istituzione del  profilo 'specialistico' e di 'esperto' delle professioni sanitarie infermieristiche – ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione – che costituirebbe sia elemento d’innovazione che di motivazione  per i professionisti sanitari che faccia prevalere la missione dell’obiettivo-salute a quella dell’obiettivo-sanità”. E' la posizione espressa da Sarah Yacoubi, segretario nazionale Fsi (Fderazione sindacati indipendenti) all'indomani del primo incontro tra l’Aran, il Comitato di Settore e le Organizzazioni Sindacali firmatarie del CCNL del Comparto della Sanità.
 
“Dopo anni di blocco della contrattazione e dei salari di tutti i dipendenti pubblici, finalmente si è riaperto il confronto”, afferma Yacoubi, che ripredendo la celebre frase manzoniana afferma: “Il contratto sanità 's’ha da fare e come dice l’operatorio sanitario'! E poiché alle spalle ci sono 2 mancati rinnovi e nel frattempo sia la società che la richiesta delle prestazioni sanitarie sono cambiati sarebbe improponibile un rinnovo di facciata, magari fatto a ricalco dei precedenti avendo cura di cambiare solo la data. Di questo tutti ne sono consci, e del resto riproporre un contratto che non contenga elementi di effettivo rinnovamento sia nella sostanza che nelle risorse sarebbe un suicidio sia per la politica che per il sindacato. Se non ci sono aumenti stipendiali a che serve aprire tavoli vuoti? Siamo fiduciosi”.

La sergretaria nazionale della Fsi spiega come “da tempo abbiamo formulato e richiesto e soluzioni che prevedano un processo di riorganizzazione del S.S.N. e che spostino l’assetto, finora medicocentrico, a una nuova organizzazione che, sulla base dei bisogni emergenti, preveda la compartecipazione e la condivisione di tutti gli operatori professionisti della salute.  E’ infatti ormai innegabile la grande evoluzione formativa ed ordinamentale da tempo in atto in ambito delle professioni sanitarie infermieristiche – ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, serve un documento con la competenza ed il sapere di chi queste  professioni la esercita, descrive puntualmente come, in attuazione delle scelte strategiche del Patto per la Salute, le professione  possano esplicare il suo, ancora inespresso, potenziale operativo e scientifico, in particolare nel territorio, che costituisce la nuova sfida del SSN, per contribuire ad attuare il diritto alla salute per tutti”.

Per Yacoubi, “a corollario di un rinnovo contrattuale che sia poi accettabile e condivisibile occorre un’adeguata quantificazione delle risorse economiche.  Uno dei primi nodi da affrontare nel rinnovo contrattuale sarà su quale categoria e fascia verrà calcolato l’aumento medio di 85 euro mensile a regime sulla retribuzione stipendiale oltre alla determinazione di ulteriori risorse economiche per la parte della retribuzione accessoria. Se non e cosi, diciamo subito che oltre che inaccettabile è ridicola in quanto l’aumento salariale si tramuterebbe a cifra inferiore a 30 euro pro-capite mensili.  Servono almeno 5 miliardi – prosegue Yacoubi – che si tramuterebbero in un aumento lordo di 160 euro pro capite al mese che al netto delle tasse fanno 90 euro, cifra che potrebbe risanare la perdita del potere di acquisto persa in questi anni di blocco contrattuale e che farebbe probabilmente riguadagnare la fiducia dei lavoratori verso le istituzioni”.

“Questo – conclude la segretaria nazionale Fsi  è  il principale ed unico risultato di questo primo incontro durante il quale l’Aran ha illustrato sinteticamente i contenuti dell’Atto di Indirizzo della Parte Pubblica e tutti i Sindacati hanno ribadito la necessità e l’urgenza di dare risposte a tutti gli operatori sanitari che i questi anni hanno garantito i Livelli Essenziali di Assistenza con un grande senso di abnegazione e responsabilità”.

14 Settembre 2017

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