Coronavirus. Cricelli (Simg): “Ci servono i presidi sanitari. Non possiamo andare al macello”

Coronavirus. Cricelli (Simg): “Ci servono i presidi sanitari. Non possiamo andare al macello”

Coronavirus. Cricelli (Simg): “Ci servono i presidi sanitari. Non possiamo andare al macello”
“Da oggi procedendo progressivamente per fasce geografiche, evitiamo gli accessi fisici agli studi dei Mmg, privilegiando il contatto e la presa in cario telefonica. Senza le protezioni è impossibili andare nelle case”. Per i Mmg la situazione epidemica impone inoltre una riflessione sui nuovi modelli di organizzazione: “Tra poco ogni cartella clinica potrà contare sulla videoconferenza integrata. Necessaria la formazione per i medici e dotare ogni anziano di uno smartphone”

“Da oggi, in tutta Italia, procedendo progressivamente per fasce geografiche, evitiamo gli accessi fisici agli studi dei Mmg, privilegiando il contatto e la presa in cario telefonica. Potremo visitare pazienti urgenti differibili da visitare solo con protezioni, senza le quali non possiamo recarci nelle case”.
È questo il messaggio che arriva dal Presidente della Simg Claudio Cricelli che in una lettera aperta a istituzioni, colleghi medici, politici e cittadini chiede presidi sanitari per tutelare medici e di conseguenza i pazienti che con loro entrano in contatto: “Non possiamo andare al macello”


 


“Ad oggi l’1% dei medici italiani è contagiato. Alla fine dell’endemia quanti saranno? – scrive Cricelli – un giorno, spero presto, non ricominceremo da zero. Inizieremo dalla scomparsa dell’inutile, del dannoso. La vera necessità di oggi è combattere. Abbiamo paura ma non abbiamo timore. Non temiamo di prestare la nostra opera per le nostre comunità. Tutti i medici in questi giorni lo stanno dimostrando. Abbiamo paura della disorganizzazione e dell’approssimazione. Specie nelle zone critiche, senza protezioni infatti non abbiamo condizioni personali, dei collaboratori e dei local , per accogliere e visitare i nostri pazienti. Potremmo diventare altrimenti contagiati e untori delle nostre comunità”.
 
Ai medici servirebbero 100mila pulsossimetri con cui seguire la saturazione di ossigeno dei pazienti critici a distanza: “Sono introvabili – ha sottolineato – e molti sono rincarati del 100% in una settimana. Costano meno di una scatola di farmaci, basterebbe rimborsarli. Ci siamo comprati 500 mila maschere e respiratori facendo le collette. Stiamo organizzando la sanificazione a nostre spese. Stiamo cercando tute protettive, guanti, occhiali, cappelli e tanto altro”
 
In ogni caso per tutti i pazienti, soprattutto per gli anziani, i fragili, i cronici, i poveri, non diminuirà l’attenzione e le cure, sottolinea Cricelli che guarda al futuro: “Li assisteremo di più e meglio ma in maniera diversa usando gli strumenti che sembravano per pochi solo perché nessuno aveva voglia di farceli usare – prosegue – tutto il misurabile a distanza sarà misurato, tutto il prenotabile sarà prenotato, tutto il dematerializzabile sarà dematerializzato, tutto il digitale sarà utilizzato. Tra poco ogni cartella clinica avrà la videoconferenza integrata. Dare lo smartphone ad un anziano non è né un’utopia né un lusso. È una necessità. Stiamo spostando la formazione dei medici, che non si può più fare di presenza, sulle nostre piattaforme digitali. La formazione medica è oggi è ancor più necessaria di prima”.
 
Per Cricelli si prenderà coscienza del fatto che si potrà fare a meno di congressi, convegni e riunioni inutili utilizzando gli strumenti a distanza: “Forse sarà un processo irreversibile. Intanto i nostri medici ricevono informazione e formazione in tempo reale senza spostarsi da casa”. “Vorremmo che di questa apocalisse si accorgessero anche Agenas ed Aifa – ha aggiunto – i tempi biblici di registrazione e autorizzazione delle attività congressuali appartengono al Pleistocene della formazione medica. Abbiamo la straordinaria consapevolezza che un giorno tutto l’inutile e il superfluo dovrà essere per forza eliminato. Dovremo ridurre drammaticamente i costi. Lo faremo innanzitutto noi eliminando ogni cosa superflua a cominciare dal tempo perso in burocrazia inutile. Attualmente noi Mmg non abbiamo materiali, attrezzature, protezioni e presidi sufficienti ed adeguati. Le associazioni stanno trovando presidi e strumenti spesso a prezzi da borsa nera”.

Cricelli si leva poi qualche sassolino dalla scarpa: “Qualche stolto afferma che siamo liberi professionisti – prosegue– come dire cosa c’entrano loro col Ssn. Un diluvio di chiacchiere, di esperti, epidemiologi, virologi, tuttologi, igienisti, sta sommergendo il paese. Secondo alcuni, noi medici di famiglia dovremmo fare i test ai cittadini. A tutta la popolazione, a mani nude? Non siamo carne da macello. L’Autorità Sanitaria, inclusi quelli che ci conoscono benissimo, non si sono preoccupati di sentire la Medicina Generale italiana. In 30 giorni, salvo una sola eccezione, non ho mai ricevuto una telefonata, una richiesta di consiglio, dopo 30 anni di collaborazione. Parlano soprattutto forsennatamente quelli che non sono sul campo di battaglia, che non hanno mai visto un paziente in vita loro, che non sanno nulla della vita reale. Il famoso Triage Telefonico ce lo siamo inventato noi della MG. Per vent’anni l’ottusità dei burocrati ha costretto i cittadini a fare un tragitto inutile 365 milioni di volte all’anno, per ritirare una ricetta stampata dal Poligrafico e poi falsamente dematerializzata”.

24 Marzo 2020

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