Coronavirus. Fimmg: “Dalle ricette ai farmaci per piani terapeutici: vince sempre il virus burocrazia”

Coronavirus. Fimmg: “Dalle ricette ai farmaci per piani terapeutici: vince sempre il virus burocrazia”

Coronavirus. Fimmg: “Dalle ricette ai farmaci per piani terapeutici: vince sempre il virus burocrazia”
Il sindacato critica la burocrazia delle Istituzioni e denuncia che seppur l’ordinanza che ha eliminato il cartaceo per le ricette farmaceutiche sia un passo avanti, in alcune Regioni già da tempo il sistema prevede la sola tessera sanitaria (senza nemmeno bisogno del codice) per gestire le prescrizioni farmaceutiche. E poi sui farmaci per i Piani terapeutici: “Rimane la ricetta cartacea e sono 3 anni che chiediamo che prescrizione passi ai medici di famiglia”.

È scomparso il promemoria cartaceo per le ricette farmaceutiche ma già in alcune regioni come il Veneto e la Pa di Trento questa era una realtà, anzi ancora più avanzata rispetto alla novità prevista dall’ultima ordinanza della Protezione civile. A ricordarlo è il segretario della Fimmg del Veneto Domenico Crisarà che dalle pagine de il Salvagente commenta “Sicuramente è meglio quello che nulla (riferendosi alla nuova ordinanza), ma se lei guarda i passaggi, significa che io debbo inviare via mail il numero di nre al paziente, lui che spesso è anziano, se lo deve stampare e portarlo in farmacia, la farmacia deve poi stampare di nuovo la ricetta. Col sistema nostro, che tra l’altro hanno iniziato anni prima in provincia di Trento, non esiste nessuno di questi passaggi. Il farmacista spara con la pistola sul tesserino sanitario è ha direttamente sul computer tutti i dati che gli servono”.
 
“Il lavoro informatico – sottolinea il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti su facebook commentando le parole di Crisarà – che potrebbe trasformare tutta l'Italia in un paese normale in cui il cittadino semplicemente mostrando la propria tessera sanitaria in Farmacia dovrebbe ricevere i propri farmaci è attuabile anche in smart working, non serve altro che aggiornare i programmi di tutti. Come al solito questo è un paese che sceglie la via apparentemente più facile ma che dopo faccia facilmente tornare al punto di prima”.
 
E ancora: “Non si stanno favorendo i pazienti che hanno risparmiato di assembrarsi nei nostri ambulatori ma adesso sono costretti a file davanti alle farmacie in barba alle norme sugli assembramenti e con il rischio di contagio. Qualcuno dovrebbe smetterla di pensare ai suoi piccoli interessi, qualcuno dovrebbe pensare all'interesse del Paese e qualcun'altro dovrebbe smetterla di ascoltare interessi di bottega”.
 
Ma oltre alle ricette Scotti punta il dito anche sulle lungaggini per i farmaci in Piano terapeutico. “Rimane – evidenzia – dopo l'ultimo provvedimento il mantenimento in cartaceo dei Farmaci in Piano Terapeutico, tutti farmaci per pazienti non fragili di più, di cui una parte, ormai stabile sui profili di sicurezza per i pazienti (li usano da anni, stanno per scadere di brevetto e li chiamano ancora farmaci innovativi)  come da nostra di richiesta che data almeno 3 anni, possono subito passare alla prescrizione diretta da parte dei Medici di Famiglia, che ci vuole, AIFA ha anche già una delibera dai tempi di Mario Melazzini e l'accordo con le Aziende sul contenimento dei costi condizionato proprio alla prescrizione diretta degli MMG, ergo l'AIFA non può lavorare in smart working e immediatamente mettere in atto questa soluzione?, e rispetto a quei farmaci che avranno bisogno di anni di studio e che giustamente (secondo AIFA bisognerebbe capire se secondo la CTS (scienza) o la CPR (economia) dovrà rimanere in DPC perché non può andare in dematerializzata?”.
 
“Anche questo – ricorda Scotti – discusso e affrontato come possibile, più di un anno da FIMMG in sede MEF e Ragioneria dello Stato che lo davano come utile e possibile e oggi l'ove possibile presente nel DPCM lo rimanda alle Regioni aspettando che battano un colpo?”
 
“Mi pare evidente – attacca Scotti – che una parte possa essere risolta da AIFA oggi, anzi ieri e una parte debba essere risolta subito da accordi Stato Regioni e mentre lo smart working riguarda gli italiani lo slow working riguarda il Funzionariato pubblico del Belpaese che evidentemente non offre soluzioni al Governo che va riconosciuto cerca di fare del suo meglio in una situazione complessa resa più complessa dai virus della burocrazia, che potrebbero continuare ad ammalarsi e morire per questo. Grazie ai piccoli poteri, grazie alle piccole mezzemaniche di questo paese”.


 

 
 

22 Marzo 2020

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