Coronavirus. Il 94% delle Pneumologie in prima linea nella lotta contro l’infezione

Coronavirus. Il 94% delle Pneumologie in prima linea nella lotta contro l’infezione

Coronavirus. Il 94% delle Pneumologie in prima linea nella lotta contro l’infezione
Dall’inizio dell’emergenza solo il 12% delle Uoc con terapie sub intensive respiratorie o Uoc ad indirizzo infettivologico dotate di camere a pressione negativa erano direttamente coinvolte nella gestione dei pazienti Covid-19, alla fine del mese di marzo il trend è cambiato con ben 47 Uoc su 68 coinvolte. I risultati di due Survey da Aipo-Its

Pneumologie sempre più in prima linea nella lotta contro il Sars COV 2 con un trend in crescita costante.
Se dalla fine di febbraio il 44% delle pneumologie non era coinvolta a nessun titolo nei piani di emergenza o gestione aziendali Covid-19 e il 44% degli pneumologi potevano essere chiamati come consulenti nei reparti dove erano ricoverati i pazienti Covid-19, solitamente le infettivologie, o in Pronto Soccorso, dopo un mese la situazione è radicalmente cambiata. Ben 47 Uoc di pneumologia sulle 68 (70%) coinvolte nella gestione dell’emergenza hanno incrementato la disponibilità di posti letto pneumologici per i pazienti Covid-19 per un totale di circa 840 posti, vale a dire circa 17,8 in aggiunta per Uoc.

È quanto emerso dai dati di due Survey – che hanno coinvolto gli pneumologi italiani il 24 febbraio, all’inizio dell’emergenza sanitaria e il 24 marzo – promosse dall’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, Italian Thoracic Society (Aipo-Its). Obiettivo, capire come è cambiata la risposta organizzativa della specialità di fronte ai crescenti bisogni di cura dei pazienti.
Dati preliminari, alla luce dei quali l’Associazione ha espresso il suo impegno affinché l'investimento di “risorse fin qui compiuto per rafforzare la rete di assistenza ospedaliera” non vada perduto.
 
I dati del primo questionario, inviato il 24 febbraio 2020, hanno fotografato uno scenario in cui ad essere direttamente coinvolte nella gestione dei pazienti Covid-19 erano solo il 12% delle Unità Operative Complesse (Uoc) con sub intensive respiratorie strutturate da tempo o Uoc ad indirizzo infettivologico dotate di camere a pressione negativa; mentre il 44% delle pneumologie erano rimaste ai margini della gestione emergenziale con pneumologi chiamati a svolgere un’eventuale attività di consulenza nei Ps e nelle infettivologie.
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l giro di boa è arrivato il 24 marzo con un cambiamento radicale: reparti di pneumologia si sono organizzati per rispondere al meglio ai bisogni di cura dei pazienti mettendo in campo esperienza, professionalità e competenze. Ben 47 Uoc sulle 68 Uoc (70%) coinvolte nella gestione dell’emergenza hanno incrementato la disponibilità di posti letto pneumologici per i pazienti Covid-19per un totale di circa 840 posti, vale a dire circa 17,8 in aggiunta per Uoc.
Il 52% delle Uoc si sono quindi riconvertite completamente in unità operative Covid-19 ampliando o attivando le aree di intervento di sub intensiva respiratoria.
Questo perché, sottolinea l’Aipo: “Ai fini del contenimento del contagio è importante avere a disposizione strutture che consentano di differenziare i percorsi di cura fra pazienti Covid-19e non Covid-19.Nel 30% dei casi, si tratta di uoc che dispongono di un significativo numero di posti letto istituzionali e spazi utilizzabili e sono collocate solitamente in aree del paese non investite nella primissima fase dell’epidemia, sono riuscite fino a fine marzo a mantenere una doppia funzione, mentre il 16% delle Uoc mantengono una operatività pneumologica perché orientate ad attività super specialistiche, ad esempio oncologia, o nei piani aziendali o regionali sono state individuate come reparti Covid-19 free. I medici pneumologi che vi operano effettuano comunque attività di consulenza presso aree od ospedali Covid-19quindi sono coinvolti nel trattamento di questi pazienti”.

Al 24 marzo, prosegue l’Associazione, erano 750 i pazienti ricoverati nei reparti di pneumologia con polmonite da Covid-19, azienti più gravi con insufficienza respiratoria. “Infatti, ben 520 (72% delle polmoniti) dei pazienti con polmonite – spiega l’Aipo – sono ventilati in maniera non invasiva e 112 in maniera invasiva nel setting assistenziale delle sub intensive respiratorie”.
Un dato che sottolinea “il ruolo strategico della sub intensiva respiratoria dove possono essere ricoverati sia i pazienti in step down dalla rianimazione sia in step up da letti Covid-19a bassa intensità in caso di aggravamento delle condizioni respiratorie. Si tratta quindi di posti letto flessibili, in grado di adattarsi al trattamento di pazienti con differenti livelli di gravità della malattia. Una peculiarità che assume una notevole importanza in situazioni di emergenza dove è fondamentale assicurare una risposta pronta e rapida”.
 
Il paziente critico pneumologico è sempre un paziente complesso caratterizzato da importanti comorbilità cardio-respiratorie, spiegano gli pneumologi “Condizioni che si manifestano in una importante fetta di pazienti con polmonite da Covid-19per le possibili complicanze di tipo trombo embolico a essa correlate. Diventa pertanto particolarmente utile in questa difficile contingenza, l’esperienza dello pneumologo acquisita nelle sub intensive respiratorie.


 


“In assenza di una terapia farmacologica antivirale di sicura efficacia contro il Covid-19 – concludono gli pneumologi dell’Aipo-Its – il tempo di sopravvivenza aggiuntivo offerto al paziente con polmonite e grave insufficienza respiratoria, grazie al supporto della ventilazione non invasiva (NIV), è essenziale perché l’organismo possa sviluppare delle valide difese immunitarie che possano contrastare l’avanzata del virus. In questo momento critico, lo sforzo della pneumologia italiana e di Aipo-Its, in particolare, è quello di poter mettere a disposizione, al più ampio numero di pazienti che ne necessitano, questa importante opportunità terapeutica”.

27 Aprile 2020

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