Covid. “Troppa disomogeneità nelle oncologie durante la seconda ondata”. L’allarme del Cipomo

Covid. “Troppa disomogeneità nelle oncologie durante la seconda ondata”. L’allarme del Cipomo

Covid. “Troppa disomogeneità nelle oncologie durante la seconda ondata”. L’allarme del Cipomo
Hanno dovuto inviare personale medico ai reparti Covid, 51 oncologie su 138. In 117 viene svolto, in genere ogni 14 giorni e su indicazione aziendale, il tamponamento periodico al personale medico. Il follow up da remoto è stato fatto solo in 32/138 centri. Questi i dati emersi da un sondaggio del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri

Su 138 reparti oncologici di Aziende/Usl, 51 hanno dovuto inviare personale medico dell’Oncologia ai reparti Covid. Solo in Lombardia, Friuli, Veneto, Umbria, Sicilia, Piemonte e Lazio è presente una Delibera Regionale che indica la necessità e la periodicità dei tamponi al personale sanitario. Il tamponamento periodico al personale medico su indicazione aziendale viene svolto in circa 117/138 oncologie, in genere ogni 14 giorni. La maggior parte esegue tamponi antigenici o molecolari mentre l’Emilia e la Toscana effettuano soprattutto i test sierologici. E ancora, Il follow up da remoto in questa seconda ondata è stato fatto solo in 32/138 centri.


 


Per quanto riguarda le televisite, una piattaforma informatica strutturata Regionale è presente solo in Lombardia, Marche, Liguria e Lazio (anche se non applicata ancora nella maggioranza delle Aziende delle Regioni) mentre una piattaforma più o meno strutturata e completa è presente da poco tempo in 16 su 138 centri oncologici
 
Questi i dati emersi da un sondaggio del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri che lancia un allarme alle istituzioni: “Troppa disomogeneità nelle oncologie italiane nella seconda ondata pandemica”.

I dati, relativi al mese di novembre, ricorda Cipomo, fotografano una situazione molto diversa, talvolta anche all’interno della stessa area. “Nessuna sorpresa nel trovare una situazione così disomogenea – ha commentato Livio Blasi, Presidente Cipomo – era immaginabile, viste le differenti realtà delle oncologie italiane. Tuttavia riteniamo di dover esercitare il nostro ruolo, a difesa dei nostri pazienti e di tutto il personale sanitario, denunciando alle Istituzioni e alle amministrazioni, la situazione che stiamo affrontando”.
 
Dato l’alto rischio di contagio, il collegio ha cercato attraverso la ricerca di indagare sulla frequenza di tamponi somministrati sia al personale medico che ai pazienti con accesso in MAC (Macroattività ambulatoriale ad alta complessità) o DH (Day Hospital). Il tamponamento periodico al personale medico su indicazione aziendale viene svolto in circa 117/138 oncologie, in genere ogni 14 giorni. La maggior parte esegue tamponi antigenici o molecolari mentre l’Emilia e la Toscana effettuano soprattutto i test sierologici. I tamponi ai pazienti in Macroattività ambulatoriale ad alta complessità (Ma) e Day Hospital, invece, vengono fatti in 86/138 centri (la maggior parte ogni 15-21 giorni prima dei cicli di terapia). E in caso di positività al Covid, i pazienti vengono quasi tutti (133/138) inviati ai Mmg o alle Usca.
 
“In questa seconda fase – evidenzia Graziella Pinotti, Vice Presidente Cipomo – la maggior parte delle Oncologie ha potuto organizzarsi meglio nonostante la richiesta di Medici nei reparti Covid che ha comportato una notevole riduzione del personale. A differenza della prima ondata, è stato possibile fare controlli regolari, garantendo una maggiore sicurezza ai pazienti. Purtroppo – prosegue Pinotti – si è ancora evidenziata la grossa carenza di piattaforme informatiche strutturate in tutto il territorio, limitando di fatto la possibilità di eseguire adeguate televisite da remoto, condizione ormai indispensabile soprattutto in questo periodo Covid”.

23 Dicembre 2020

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