Cura medica. “O è personale o non è”. Il tema al centro del IX Congresso Smipg

Cura medica. “O è personale o non è”. Il tema al centro del IX Congresso Smipg

Cura medica. “O è personale o non è”. Il tema al centro del IX Congresso Smipg
Per la Società medica interdisciplinare occorre infatti tenere conto delle variabili individuali che condizionano l’espressione clinica e la risposta alle terapie. Al congresso ampio spazio riservato anche all’assistenza alla cronicità, ai sistemi di telemonitoraggio e a numerose altre tematiche.

“I progressi delle conoscenze a livello molecolare, l'individuazione dei meccanismi di interazione tra corredo genetico ed ambiente, tra corpo e psiche rendono evidente che la moderna medicina deve confrontarsi, con il tema della personalizzazione delle cure”. Ne è convinta la Società Medica Interdisciplinare Promed Galileo (Smipg), che proprio su questo tema ha incentrato il IX Congresso nazionale in programma a Pisa dal 14 al 16 novembre.

Per la Smipg, infatti, “la cura medica o è personale o non è”. Questo perché “è ben nota la differenza tra individui nella risposta alle cure, una variabilità che partendo dalla genetica si declina nelle diverse espressioni postgenomiche che condizionano l’espressione clinica e la risposta ai diversi presidi terapeutici. Si guarda con interesse e speranza alla medicina predittiva, per individuare in fase pre-clinica i cambiamenti nello stato di salute, monitorarne l'evoluzione e proporre interventi idonei a prevenire la fase clinica conclamata e a controllarla meglio, impiegando terapie più mirate, quindi più efficaci e tollerate”, spiega il presidente Luca Puccetti.

Al Congresso, però, si parlerà di molto altro. Di Fascicolo Sanitario Elettronico, di chirurgia telematica e robotica (con un intervento on line realizzato attraverso il tutoraggio remoto), delle problematiche correlate al sonno e ai disturbi gastroenterici, dei temi etici legati al trapianto di rene e al confronto della professione medica con il mutare della società, degli innovativi approcci tecnologici in chirurgia vertebrale, degli update sulle rinopatie allergiche e sulle anemie, dell’uso dell’ecografia nella diagnosi e nel management territoriale dello scompenso cardiaco, dello sviluppo della telemedicina e del telecare, di nuovi modelli di assistenza ai pazienti cronici. Tematiche che, in buona parte, si legano comunque anche al tema centrale del Congresso sulla personalizzazione delle cure.

Infatti l’innovazione tecnologica, lo sviluppo della telemedicina e l’incremento esponenziale delle capacità di integrare l’enorme mole di elementi conoscitivi di base (mediante la cosidetta System Medicine) “rendono possibile soppesare multipli fattori che contano poco in una popolazione, ma divengono determinanti nella singola persona”, spiega la Smipg, secondo la quale “la necessità di individuare terapie più personalizzate non riguarda solo l'anticipazione biologica, ma risponde anche alla necessità di una maggiore attenzione e disponibilità del medico all'ascolto ed alla comprensione delle problematiche psicologiche e socio-ambientali dei pazienti per modulare le varie opzioni terapeutiche, da contestualizzate nello specifico caso”.

In questo contesto, secondo la Società di Medicina Interdisciplinare, “la medicina generale, in modo apparentemente paradossale, data la semplicità organizzativa e tecnologica che attualmente la caratterizza, rappresenta il modello più personale di cura. Attraverso la prossimità, geografica ed umana, la demedicalizzazione, l’uso della negoziazione su basi condivise con il paziente, garantisce ‘appropriatezza individuale’ attraverso la modulazione degli interventi, non solo basandosi su indicatori biologici, clinici e strumentali, ma anche sulla concreta, previsione dell’implementabilità e dell’‘utilità’ nello specifico contesto. E’ attraverso anche questi paradigmi che è stata garantita la sostenibilità del ‘patto sociale’ che ha permesso di fronteggiare l’aumento esponenziale della domanda assistenziale a fronte della riduzione dei posti letto ospedalieri e del riversamento sul territorio di competenze ed interventi senza predisporre adeguate risorse aggiuntive”.

E tutta questa realtà è destinata a intensificarsi con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità. “La cura delle malattie croniche – spiega infatti la Smipg – è sempre più un percorso in cui sono coinvolti, contemporaneamente o in sequenza, vari attori cui è demandata la gestione del caso” nell'ambito di esigenze che tendono a dilatarsi, appunto, per l'aumento delle capacità diagnostiche e terapeutiche, della cronicità e dell'invecchiamento della popolazione. Per affrontare queste sfide, secondo la Smipg, dovrà essere portato a compimento il cambiamento della medicina del territorio che si struttura per rispondere alla domanda di una presa in carico globale del paziente, senza soluzioni di continuità, mediante la costituzione di gruppi di medici generalisti che effettueranno nelle aggregazioni territoriali la diagnostica strumentale di primo livello e condivideranno protocolli ed informazioni dei pazienti mediante strumenti informatici e telematici. “Ciò è attuabile mediante un’adeguata organizzazione della medicina generale, che comprenda l’integrazione di competenze, mediche, infermieristiche e di altre figure professionali, per realizzare l’offerta di interventi predefiniti secondo una logica prevalentemente prognostica e preventiva, anziché sintomatica ed attendista. Si tratta della cosiddetta ‘sanità di iniziativa’ di cui un modello operativo è rappresentato dal Chronic Care Model (CCM), comparso nel Piano Sanitario Regionale Toscano 2008/2010 ed attivo sul campo dal gennaio 2010”, di cui, appunto, saranno presentati i primi risultati ottenuti nella cura del diabete mellito (leggi il contributo per il nostro giornale scritto dal coordinatore del Modulo Pontedera Andrea Modesti).

Ma per la Smipg è, come accennato, anche necessario implementare su vasta scala a livello territoriale i modelli di telecare e telemonitoraggio “che hanno talora dimostrato di poter offrire, in alcune patologie croniche, risultati anche migliori rispetto alle cure tradizionali e spesso anche vantaggi economici”. Occorre pertanto una condivisione delle informazioni cliniche mantenendo al contempo un saldo rapporto fiduciario con il paziente, “condizione imprescindibile per una relazione terapeutica personalizzata ed efficace”, sottolinea la Società Medica Interdisciplimare secondo la quale va ricordato che “la fiducia si basa inscindibilmente sulla riservatezza che dovrà dunque essere garantita a tutti”.

Al Congresso le nuove esigenze della medicina del territorio saranno dibattute con un’ampia partecipazione di medici in formazione e di giovani medici che porteranno le esperienze acquisite nel percorso formativo e le proposte di miglioramento.

11 Novembre 2013

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