Decreto Madia, Cimo: “Salari più bassi e meno possibilità di carriera”

Decreto Madia, Cimo: “Salari più bassi e meno possibilità di carriera”

Decreto Madia, Cimo: “Salari più bassi e meno possibilità di carriera”
Polemiche dai vertici del sindacato dei Medici sul decreto Madia. Guido Quici, Vice Presidente Vicario Cimo, è convinto che per i medici dipendenti lo scenario futuro sarà tutt’altro che roseo: “L’armonizzazione salariale promessa porterà ad un livellamento verso il basso degli stipendi, con un ulteriore appiattimento della carriera”.

“Nessun dipendente pubblico nutre aspettative rassicuranti sul futuro contratto ma per i medici dipendenti si apre uno scenario davvero grigio che porta, nell’immediato, a rifiutare qualsiasi proposta di un contratto di lavoro a perdere” . È questo il parere espresso da Guido Quici, Vice Presidente Vicario Cimo, commentando la firma del Decreto che sblocca i fondi per i rinnovi contrattuali della PA. “Il ministro Madia – ha detto Quici – apre ufficialmente la stagione contrattuale ferma, oramai, da oltre sette anni”. 
 
“Il cosiddetto fondone – ha continuato il Vice Presidente Vicario Cimo – comprenderà le risorse per il rinnovo contrattuale, nonché le assunzioni straordinarie ed il riordino delle Forze dell’Ordine. Si parte dal comma 236 della Legge Finanziaria del 2015 che vanifica definitivamente le aspettative contenute nell’art. 22 del Patto della salute in tema di valorizzare delle professioni sanitarie e sviluppo di carriera per effetto del congelamento del trattamento accessorio del personale con riduzione dei fondi in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio”.

I rappresentanti di categoria tirano in ballo un episodio accaduto un anno fa, quando in occasione dell’incontro dei Sindacati medici presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (9 marzo del 2016) per la Vertenza Salute, il Governo aveva sottolineato l’importanza di premiare il merito. “Ma – ha commentato Quici – evidentemente, era l’ennesimo spot. Oggi la Madia, che nel frattempo ha dimenticato che i problemi legati al precariato medico sono ricompresi nella Pubblica Amministrazione, dispone la proroga al blocco dei fondi accessori facilitando l’ulteriore depauperamento della massa salariale”.

Ma per il sindacato dei Medici non è finita qui: “l’art. 23 della recente Legge di riforma della PA introduce quel processo, meglio definito come sperimentazione, attraverso il quale si tenderà ad armonizzare i trattamenti economici accessori per ogni comparto o area con graduale convergenza dei trattamenti anche mediante la differenziata distribuzione delle risorse finanziarie destinate all'incremento dei fondi per la contrattazione integrativa di ciascuna amministrazione. Tutto questo, tradotto nel mondo del medico dipendente, significa che l’armonizzazione porterà ad un livellamento verso il basso del salario per favorire quella armonizzazione tanto cara alla Madia a sostegno di altre figure professionali con ulteriore appiattimento della carriera”. 

A tutto questo, poi, secondo il sindacato “vanno aggiunti i costi che i medici sostengono, ogni anno, nei confronti delle Compagnie assicurative per la responsabilità professionale ed il pizzo sempre più elevato a favore delle aziende per la libera professionale, allora si comprenderà bene come non esistono le condizioni per avviare un contratto a perdere”.

Alla luce di tutte le questioni sollevata il sindacato chiede allo Ministro Madia di chiarure se l’art. 23 della riforma Pa riguarda anche la sanità.
“La percezione è che queste frasi, di evidente ipocrisia contenute nel testo di riforma – ha concluso il Vice Presidente Vicario Cimo – sfiorano l’offesa ad una categoria che ogni giorno deve tutelare la salute dei cittadini affrontando, sulla propria pelle, i disservizi creati della burocrazia”.

09 Marzo 2017

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