Decreto Rilancio. Finalmente anche la psicologia è entrata nell’agenda politica

Decreto Rilancio. Finalmente anche la psicologia è entrata nell’agenda politica

Decreto Rilancio. Finalmente anche la psicologia è entrata nell’agenda politica
Si riconosce l’esistenza di un dato di fatto, che la pandemia ha reso eclatante: quello della carenza di una rete psicologica pubblica che sia in grado di prevenire, intercettare i bisogni, fornire sostegno, fare azioni di promozione delle risorse adattive. Bene anche i segnali di pari dignità tra le professioni, come nel caso del “bonus” Ecm. Era ora. Ma ora serve considerare i bisogni psicologici come una componente fondamentale dello sviluppo, della salute e della qualità della vita

Il Decreto Legge che è in via di approvazione è stato battezzato “Rilancio” ma in realtà si occupa soprattutto di come attrezzare il Paese in campo economico ed anche dal punto di vista sanitario, nel fronteggiare le code della pandemia ed un suo possibile ritorno. E’ un provvedimento “ponte” tra emergenza e il suo superamento.
 
Dal punto di vista dei bisogni psicologici dei cittadini, amplificati e messi a dura prova dalla crisi Covid e dalle sue implicazioni, si ragiona ancora in termini emergenziali, prevedendo soprattutto che le Regioni possano assumere psicologi nelle Unità Speciali di Continuità Assistenziali (USCA) sino al 31 dicembre 2021 e le Scuole possano utilizzare gli stanziamenti straordinari per acquisire consulenze psicologiche.

Indubbiamente – e finalmente – si riconosce l’esistenza di un dato di fatto, che la pandemia ha reso eclatante: quello della carenza di una rete psicologica pubblica che sia in grado di prevenire, intercettare i bisogni, fornire sostegno, fare azioni di promozione delle risorse adattive. Se pensiamo che nel 2011 l’OMS ha definito la salute come capacità di fronteggiare le sfide e costruire equilibri adattivi, è facile capire l’importanza di competenze psicologiche nella Sanità, nella Scuola, nel Sociale e nel mondo del Lavoro.

Se valutiamo che solo l’INPS ogni anno spende 3 miliardi per le patologie di natura psichica (il 21% del totale), che l’OMS ha stimato che quasi un quinto del costo dei problemi di salute per la società dipende dal disagio psicologico, che l’OCSE ha calcolato che lo stress è la prima causa per assenze dal lavoro, che disturbi di natura psicologica sono i più frequenti problemi di salute nell’infanzia e nell’adolescenza, possiamo capire di cosa stiamo parlando. A tutto questo si sono improvvisamente aggiunti le migliaia di drammi causati dalla pandemia.

E non ci stiamo riferendo alle “malattie mentali” (sulle quali comunque si investe poco, a partire proprio da un aiuto non puramente farmacologico), ma a forme strutturate di disagio psicologico, che potrebbero essere in gran parte attenuate o risolte con interventi tempestivi e ad alto valore costi-benefici.

Tempo fa scrissi che la Psicologia doveva entrare nell’agenda della politica. Oggi possiamo dire che finalmente c’è entrata, ci sono i primi veri segnali di attenzione dopo la legge 3 del 2018. E di pari dignità tra le professioni, come nel caso del “bonus” ecm. Era ora. Ma se vogliamo uscire dalla crisi con nuove prospettive bisogna che i bisogni psicologici vengano finalmente considerati una componente fondamentale dello sviluppo, della salute e della qualità della vita e considerati adeguatamente nelle politiche pubbliche.

David Lazzari
Presidente nazionale Ordine Psicologi

David Lazzari

09 Luglio 2020

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