Farmaci biologici, i Reumatologi: “Chiediamo un fondo nazionale ad hoc come per gli oncologici”

Farmaci biologici, i Reumatologi: “Chiediamo un fondo nazionale ad hoc come per gli oncologici”

Farmaci biologici, i Reumatologi: “Chiediamo un fondo nazionale ad hoc come per gli oncologici”
Dopo 20 anni dall’introduzione dei farmaci biologici i reumatoogichiedono l'situzione di un fondo ad hoc per queste terapie. L’appello arriva da Mauro Galeazzi, Presidente Sir: “Sull’esempio vincente già adottato per le molecole innovative anticancro è necessario prevedere un aumento delle accise delle sigarette. Così possiamo garantire cure efficaci a tutti i pazienti, importanti risparmi all’intera collettività e contrastare un vizio pericoloso”.

Creare una rete reumatologica in tutte le regioni per garantire l’assistenza migliore possibile ai malati reumatici e istituire, al più presto, un apposito fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. E’ questa la richiesta avanzata dalla Società Italiana di Reumatologia (Sir) alla luce dei dati epidemiologici relativi all’introduzione, ormai 20 anni fa, di queste terapie. 

Le oltre 150 malattie reumatiche colpiscono cinque milioni di italiani – ha detto Mauro Galeazzi ,Presidente Nazionale della Sir -. Si tratta di numeri importanti, è quindi indispensabile che le Istituzioni, il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco e le Regioni comprendano quanto siano fondamentali i farmaci biologici nel trattamento di alcune di queste. Garantiscono, infatti, una buona qualità di vita e quasi sempre consentono ai malati di tornare ad una esistenza normale. Le complicanze legate al lupus eritematoso per esempio si sono ridotte in modo importante.

"Lo stesso vale anche per l’artrite reumatoide (Ar) e per tutte le artriti croniche infiammatorie che – ha aggiunto Galeazzi – nel loro insieme, interessano circa 450 mila italiani. A fine anni 90, infatti, un paziente affetto da Ar aveva un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi invece è assolutamente identica”.

L'Italia è al terzultimo posto in Europa per la prescrizione di farmaci biologici in ambito reumatologico. “Queste cure che in Italia hanno mediamente il prezzo più basso di tutto il Vecchio Continente – ha aggiunto Galeazzi – hanno drasticamente ridotto il numero dei ricoveri ospedalieri che ormai sono quasi inesistenti. E inoltre permettono di abbattere anche i costi legati alle assenze dal lavoro e alle pensioni di invalidità. L’artrite reumatoide, invece da sola, implica costi sociali per oltre 3 miliardi di euro l’anno. I guadagni e i risparmi che possiamo ottenere, sia per i singoli pazienti che per l’intera collettività, sono impressionanti".

"E’ perciò fondamentale che queste terapie innovative siano utilizzate da tutti i reumatologi, ovviamente sempre rispettando i criteri di appropriatezza. Tuttavia oggi assistiamo a continui inviti, da parte degli assessori regionali e dei direttori generali delle aziende sanitarie, a un contenimento dei costi legati ai farmaci biologici”.
 
Un fondo per le cure ma anche una grande attenzione alla prevenzione – ha continuato il Presidente Sir -. Come Sir partiremo con campagne educazionali in particolare contro il fumo che è un vizio che va assolutamente contrastato ma anche contro l’inquinamento da polveri sottili che sembrano poter contribuire nel determinare la comparsa anche dell’artrite. Le sigarette infatti non sono responsabili dell’insorgenza solo del cancro e di disturbi cardio-vascolari o respiratori. Anche le malattie reumatologiche risultano più diffuse tra i tabagisti”.

“Le innovazioni terapeutiche e, in particolare, i farmaci biologici hanno davvero segnato una forte discontinuità – ha concluso Galeazzi -. Per questo chiediamo l’istituzione di una rete reumatologica regionale e di fondo simile a quello ottenuto per i farmaci oncologici che almeno in parte potrebbe provenire da un aumento delle accise sul tabacco. Così facendo potremmo garantire ai pazienti di tutte le regioni queste efficaci molecole salvavita che rappresentano un fondamentale investimento di salute pubblica. Infine potremmo anche disincentivare uno stile di vita estremamente pericoloso”.

08 Maggio 2017

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