Farmacie. Noferi (Conasfa): “L’indennità di specificità sanitaria non è la soluzione, prima adeguamento economico per tutti”

Farmacie. Noferi (Conasfa): “L’indennità di specificità sanitaria non è la soluzione, prima adeguamento economico per tutti”

Farmacie. Noferi (Conasfa): “L’indennità di specificità sanitaria non è la soluzione, prima adeguamento economico per tutti”
Se l'indennità servisse per incrementare lo stipendio di tutti i farmacisti "può avere un senso, se venisse invece riconosciuta solo a chi eroga i servizi creerebbe forti disuguaglianze. Il contratto nazionale di base deve tutelare tutti i farmacisti, l’incremento economico deve esserci per tutti. Questo per noi è il punto di partenza. Poi, se si trovano gli strumenti per arricchire lo stipendio del farmacista che presta anche altri servizi in farmacia, ben venga, ma questo deve essere un passo successivo".

La strada strada tracciata dal presidente dell’Ordine dei farmacisti di Roma per il rinnovo del contratto che prevede il riconoscimento dell’indennità di specificità sanitaria non è la via maestra da seguire. Ciò che serve è innanzitutto un importante adeguamento economico per tutti i farmacisti. Ne è convinta la presidente di Conasfa, Angela Noferi.

“Questo contratto – spiega Noferi – deve riconoscere al farmacista un ruolo sanitario. Un riconoscimento che nel contratto, sia di Federfarma che Assofarm, non c’è. Quando Conasfa parla di contratto sanitario, non intende dire che vogliamo entrare nel contratto del comparto sanità dal momento che quest’ultimo prevede dinamiche diverse, in alcuni casi anche peggiorative rispetto al nostro contratto. Dobbiamo però innanzitutto dire che noi farmacisti partiamo da un punto di svantaggio, abbiamo un contratto di base molto basso, con una Ral inferiore a quelle di un operaio che lavora in fabbrica. La nostra paga base iniziale è di 1450 euro netti, la paga oraria dunque è bassa. A questa cifra va poi sottratto quanto paghiamo di Enpaf, iscrizione all’Ordine e possibile assicurazione che ci preservi dalla colpa lieve e colpa grave. La priorità dunque deve essere quella di migliorare la retribuzione per tornare a far salire in maniera adeguata il nostro potere d’acquisto”.

Quanto ai dubbi sull’indennità sanitaria, “questa verrebbe riconosciuta solo a chi eroga i servizi in farmacia o a tutti? Se serve per incrementare lo stipendio di tutti i farmacisti può avere un senso, se venisse invece riconosciuta solo a chi eroga i servizi creerebbe forti disuguaglianze. Il contratto nazionale di base deve tutelare tutti i farmacisti, l’incremento economico deve esserci per tutti. Questo per noi è il punto di partenza. Poi, se si trovano gli strumenti per arricchire lo stipendio del farmacista che presta anche altri servizi in farmacia, ben venga, ma questo deve essere un passo successivo”, ha sottolineato la presidente di Conasfa.

“Noi non siamo un sindacato ma riportiamo a chi parla di professione e contratto quelle che sono le percezioni e le necessità dei farmacisti. Quella proposta sull’indennità sanitaria per noi di Conasfa non è il massimo, ma è un bene che se ne parli e che ci si interessi di questo tema. Il contratto nazionale deve essere un punto di partenza grazie al quale tutti i colleghi possano vedersi riconosciuto un importante beneficio economico, non pochi spiccioli. Il ruolo sanitario il farmacista ce l’ha a prescindere dal fatto che eroghi o meno i servizi. Il farmacista, ricordiamolo, è un sanitario perché è lo specialista del farmaco. I servizi sono stati un’occasione importante, ma sono un qualcosa in più. Ci sono tante farmacie in cui i servizi non si possono erogare, per carenze strutturali o mancanza di convenzioni con le Regioni. Se si manca questa occasione sul rinnovo del contratto temo che il futuro di questa professione possa ritenersi ormai segnato”, ha concluso Noferi.

20 Giugno 2025

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