Giorno della Memoria. Psicologi Emilia Romagna: “Diffidate dal conformismo”

Giorno della Memoria. Psicologi Emilia Romagna: “Diffidate dal conformismo”

Giorno della Memoria. Psicologi Emilia Romagna: “Diffidate dal conformismo”
Dall'Ordine degli Psicologi un quadro sui meccanismi mentali che rendono i comportamenti disumani. “Chi compie atti feroci e spietati, in sottomissione e in conformità a una autorità, non si uniforma in modo passivo. Questi esecutori tendono a mettere in atto un processo di identificazione con chi esercita il potere che spaccia azioni atroci e disumane per atti virtuosi”.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, si ricorda non solo il genocidio degli ebrei, ma anche tutte le altre vittime dell’atrocità nazista: 15 milioni di persone condannate a morte perché ebree, omosessuali, disabili, zingari, portatori di handicap. Ma per l'Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, “soprattutto oggi, la Giornata della Memoria non vuol dire solo commemorare il passato, ma anche pensare al presente e al futuro. In questo momento storico, in cui si alzano muri e si tira il filo spinato sui confini, in cui crescono i movimenti razzisti, sorti anche sotto la pressione dell’attuale fenomeno migratorio, ripensare il passato e le premesse storiche, sociali e psicologiche che li hanno resi possibili è indispensabile per evitare il ripetersi di una catastrofe umana come la Shoah e impedire di giustificare gli atteggiamenti odierni di rifiuto dell’accoglienza di persone in fuga, richiedenti asilo”.
 
Anche chi appare psicologicamente equilibrato può disumanizzarsi al punto da diventare persecutore? È possibile che individui apparentemente normali possano rivelarsi criminali senza alcun senso di colpa? “Sembrerebbe di sì, dagli studi di psicologia sociale di Stanley Milgram e Philip Zimbardo: l'obbedienza cieca – spiega l’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna – può trasformare una persona normale in carnefice. È un rischio insito nella tendenza umana a conformarsi alle richieste dell'autorità. Il male può essere anche ‘banale’, nel senso che in particolari circostanze anche persone del tutto normali possono finire per collaborare alle peggiori atrocità non percependone la responsabilità”.

L’Ordine spiega quindi che “recentemente, gli psicologi Alexander Haslam e Stephen D. Reicher hanno effettuato un riesame di quegli studi, scoprendo qualcosa in più: chi compie atti feroci e spietati, in sottomissione e in conformità a una autorità, non si uniforma in modo passivo. Questi esecutori, infatti, tendono ad adattarsi agli ordini in modo attivo e partecipato, mettendo in atto un processo di identificazione con chi esercita il potere che spaccia azioni atroci e disumane per atti virtuosi, arrivando a credere che quello che stanno facendo è giusto. Chi ordina o compie delle atrocità ha svolto un lungo lavoro di elaborazione mentale, più o meno consapevole. L’operazione mentale che ha compiuto gli ha permesso di "negare" la persona perseguitata, eliminandone l'identità. L'altro, attraverso un processo psicologico di reificazione, viene spogliato dell'umanità e reso un oggetto, un simbolo da distruggere, un numero da cancellare da una lista”.

“Per non cadere nella trappola della banalità del male, diceva Hannah Arendt filosofa e giornalista tedesca ebrea, si ha il dovere di pensare. E di pensare in modo critico e produttivo: arricchendolo con nuove domande e lasciando spazio al dubbio”. Per l’Ordine degli psicologi, “dare valore alla memoria, intesa come strumento per dare risposta ai bisogni umanitari del presente, vuol dire assumersi la responsabilità della cultura, anche psicologica, da trasmettere alle nuove generazioni, ispirata alla pace e alla convivenza civile. Vuol dire favorire l’esercizio del pensiero creativo, divergente, aperto alla cooperazione e alla solidarietà come possibile ostacolo a un conformismo totalitario. Il Giorno della Memoria, dunque, racchiude l’invito e la necessità ad avvicinarci allo stato d’animo dell’altro e al suo vissuto, a educarci psicologicamente all’ascolto, alla consapevolezza e alla comprensione del dolore e dei bisogni altrui, nel rispetto dei diritti fondamentali, della dignità e del valore di tutte le persone”.

19 Gennaio 2017

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