Intervista a Rossana Dettori, la prima infermiera ad entrare nella segreteria nazionale della Cgil: “Abbiamo detto No al referendum, ma una riflessione sul Titolo V e la sanità sarà necessaria”

Intervista a Rossana Dettori, la prima infermiera ad entrare nella segreteria nazionale della Cgil: “Abbiamo detto No al referendum, ma una riflessione sul Titolo V e la sanità sarà necessaria”

Intervista a Rossana Dettori, la prima infermiera ad entrare nella segreteria nazionale della Cgil: “Abbiamo detto No al referendum, ma una riflessione sul Titolo V e la sanità sarà necessaria”
La neo componente della segreteria nazionale del sindacato ci illustra le sfide che intende porre al centro del suo nuovo incarico. E da infermiera evidenzia: “Alla base del nostro lavoro c'è la presa in cura complessiva del paziente. Se ci portiamo dietro questo sapere, saremo in grado anche di portare un importante contributo in tutte le sedi in cui ci troveremo, compresi sindacati e Parlamento”.

Assegnate le deleghe ai componenti della nuova segreteria nazionale della Cgil. A Rossana Dettori va Sanità, Socio sanitario e Riforme Istituzionali. In questa intervista la neo componente della segreteria nazionale del sindacato, ex leader della Fp Cgil, ci illustra le sfide che intende porre al centro del suo incarico.

Dottoressa Dettori, lei ha guidato per anni la Fp Cgil. Come cambia il suo lavoro all’interno del sindacato ora che è segreteria confederale della Cgil nazionale?
È un’ottica completamente diversa da quella di categoria, che caratterizzava il mio precedentemente impegno sindacale. Ora non si tratta di occuparsi solo di diritto al lavoro – anche se i lavoratori sono un pezzo fondamentale del Ssn – ma si tratta di vedere il sistema sanitario nel suo insieme, cercando di comprendere cosa un’organizzazione sindacale come la nostra può fare per rendere più efficiente il Ssn. Servizio che oggi mostra tutte le sue debolezze e difficoltà. Sono piena di entusiasmo e felice di poter mettere a disposizione il mio sapere per cercare di lanciare una proposta di potenziamento del Ssn.

C’è già un’agenda di impegni? E cosa accadrà con le dimissioni di Renzi?
L’ipotesi di lavoro era quella di prendere un primo contatto con il ministero della Salute per un confronto che ci avrebbe permesso di programmare i successivi passi, ma le dimissioni del premier Renzi e la fase di incertezza politica che si è aperta dopo l’esito referendario ovviamente rende difficile capire come muoversi.
Per ora sappiamo che il presidente del Consiglio rimarrà in carica fino all’approvazione della legge di Stabilità. C’è anche una parte della classe politica che chiede le elezioni… La posizione della Cgil in questo ambito è chiara: prima è necessario mettere in sicurezza il Paese e provvedere ad approvare una nuova elettorale più democratica e capace di dare stabilità.
Da quello che accadrà nella prossime settimane dipenderà molto, anche rispetto alle possibilità di azione del sindacato. Tuttavia, non resteremo a guardare. Cominceremo fin a produrre da subito il dibattito e proposte.

Cosa ne pensa dei risultati del referendum costituzionale?
La Cgil era contraria alla proposta di modifica del Governo, ma siamo anche convinti che sia necessario mettere le mani su alcuni aspetti riguardanti le modalità con cui si applica la prima parte della Costituzione. Una riflessione sul Titolo V e sulla sanità sarà necessaria. Cominceremo a lavorare da subito per presentare riflessioni e proposte di modifica.

Altri ambiti in cui ritiene necessario intervenire?
C’è la sfida dell’integrazione del socio-sanitario, di come esso integri e non sostituisca il Servizio sanitario nazionale. Credo che sarà poi necessario intervenire seriamente, insieme alla Regioni, sul meccanismo delle liste d’attesa e su come queste si intrecciano con la libera professione. Altra questione su cui sarà necessario ragionare è come la sanità integrativa contrattuale possa essere uno strumento di finanziamento del Servizio sanitario pubblico, così come si possano integrare le risorse pubbliche con quelle private, sia per il sociale che per la sanità. E poi, come attuare l’articolo 32 della Costituzione. Perché è da qui che bisogna partire, dall’attuazione della Costituzione prima che dalle sue modifiche.

Infermieri in ruoli apicali dei sindacati, infermieri in Parlamento… Che segnale è questo per la professione?
Credo che la mia nomina alla segreteria nazionale del sindacato sia il riconoscimento di un sapere che nasce dal mio lavoro da infermiera, che mi ha permesso di comprendere cosa significhi prendere in carico totalmente il cittadino dentro il Ssn. La professione mi ha insegnato a capire cosa vuole dire tenere insieme i problemi di tanti all’interno di un sistema unico, che è il Ssn.
Quanto alla presenza degli infermieri ai vertici sindacali e in Parlamento, è sicuramente importante. La cosa fondamentale è che ci si ricordi come si è arrivati a coprirli. Cioè il percorso che è dietro di noi, che è individuale ma anche collettivo. Questo va ricordato anche in merito all’implementazione delle competenze infermieristiche. Vedere per la prima volta gli infermieri entrare nell’albo dei direttori generali è sicuramente motivo di soddisfazione, ma questo non deve far perdere di vista la missione per la quale abbiamo iniziato il nostro lavoro: la presa in cura complessiva del paziente. Se ci portiamo dietro questo sapere, saremo in grado anche di portare un importante contributo in tutte le sedi, per il cittadino e per il Servizio sanitario nazionale.
 
Lucia Conti

Lucia Conti

06 Dicembre 2016

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