La “malpractice” volontaria: da Bolzaneto a Lugo di Romagna a Piombino.  Un convegno a Firenze per riflettere

La “malpractice” volontaria: da Bolzaneto a Lugo di Romagna a Piombino.  Un convegno a Firenze per riflettere

La “malpractice” volontaria: da Bolzaneto a Lugo di Romagna a Piombino.  Un convegno a Firenze per riflettere
Dagli "infermieri killer" ai medici del G8 a Bolzaneto, quella che viene definita "malpratiche" dal giurista Luca Benci sarà al centro di un convegno per il prossimo 24 maggio a Firenze. Tra i partecipanti Roberto Anchisi, Giulio Arcangeli, Nicola Mucci, Alessandro Ghirardini, Roberta Mazzoni, Marco Geddes, Edoardo Majno, Adele Schirru e Tonino Aceti

"Sono passati più di 60 anni – dichiara il giurista Luca Benci – dalla pubblicazione del libro “La responsabilità nell’esercizio delle arti sanitarie” di Francesco Introna, uno dei padri della medicina legale italiana, in cui si dedicava un capitolo al “dolo professionale” espressione con la quale si intendeva classificare i comportamenti che potevano dare luogo a reati compiuti volontariamente dai professionisti sanitari. Per decenni i casi di dolo volontario sono stati limitati ai casi di eutanasia involontaria (senza cioè il consenso del paziente) spesso analizzati grossolanamente senza che si operasse la necessaria e fondamentale distinzione della finalità pietistica. Un conto, infatti, è l’eutanasia per “motivi di pietà”, altro sono i fini inconfessabili e criminali dell’eutanasia per qualunque altra motivazione e che merita di essere chiamata più semplicemente omicidio volontario.  I mezzi di comunicazione di massa, in questi casi, riesumano i soprannomi della medicina nazista: “dottor Morte”, “Angelo della morte”, “infermiere killer” ecc".

"Non sono da considerarsi atti di dolo volontario – prosegue Benci -, invece, le violazioni di norme imperative di legge di attività sanitarie. Si pensi classicamente alla violazione del divieto di interruzione della gravidanza prima del 1978 (o anche successivamente) in quanto per dolo volontario si intendono le attività fatte contro il consenso della persona e al solo fine di cagionare del danno. Non rientrano quindi nella categoria quei medici che mediaticamente vengono chiamati “cucchiai d’oro” in virtù della volontaria attività di aborto in violazione delle norme della legge 194/1978 per motivi economici in quanto attività richiesta direttamente dalla persona per vari motivi (non volontà o possibilità di rivolgersi alla struttura pubblica). In questa categoria vanno anche annoverati i medici che violavano la legge per motivi solidaristici e politici (il caso del medico Giorgio Conciani del partito Radicale)".

"Genericamente ascrivibile alla categoria del dolo professionale – afferma ancora il giurista – può anche essere considerato il caso del professor Carlo Massimo, noto chirurgo fiorentino, che dette luogo al processo per violazione del consenso e alla sentenza per omicidio preterintenzionale verso una paziente per avere volontariamente disatteso le indicazioni della paziente in relazione a un intervento sul colon-retto che ha portato la paziente  a un intervento di amputazione del retto da cui poi ne è scaturita la morte. L’orientamento giurisprudenziale, non è mai più stato confermato forza anche se è rimasta a lungo aperta la qualificazione del reato di un intervento chirurgico svolto senza il consenso. La preterintezione è comunque da considerarsi una situazione ibrida in quanto è classificato come un dolo misto a colpa. Rientrano sicuramente nel dolo professionale le attività svolte, addirittura con crudeltà, contro persone in stato di limitazione della libertà personale. Ci riferiamo alle risultanze contro i medici della caserma di Bolzaneto durante il G8 a Genova e su cui sono intervenuti gli atti di ben tre processi e in cui si sarebbero dovuti applicare i rigori di una legge sulla tortura inesistente nell’ordinamento giuridico italiano".

"E’ sicuramente un caso di dolo professionale – conclude Benci – quello avvenuto nell’ospedale di Vallo della Lucania, reparto di psichiatria, consistito nella prolungata contenzione fisica e farmacologica contro Francesco Mastrogiovanni di cui stiamo aspettando le risultanze del processo di appello. In primo grado i medici sono stati condannati per sequestro di persona".

Di questo e di altro ancora si discuterà all'evento del 24 maggio a Firenze con Roberto Anchisi (psicologo dell’Università di Parma), Giulio Arcangeli e Nicola Mucci (medici del lavoro, Università di Firenze), Alessandro Ghirardini (Istituto superiore di sanità) e con la discussione con Roberta Mazzoni (dirigente infermieristica, Ausl Romagna), Marco Geddes (medico esperto di organizzazione del lavoro, Firenze), Edoardo Majno (direttore della programmazione area vasta nord ovest Toscana), Adele Schirru (Dirigente infermieristica e Vicepresidente della Federazione nazionale Collegi Ipasvi), con un medico rappresentante della Federazione nazionale degli ordini dei medici e con Tonino Aceti (Tribunale dei diritti del malato – Cittadinanza attiva).


 


Lorenzo Proia

26 Aprile 2016

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