Manovra. Liberi farmacisti: “Il Governo non può chiedere maggiore flessibilità chiudendo a politiche pro concorrenza”

Manovra. Liberi farmacisti: “Il Governo non può chiedere maggiore flessibilità chiudendo a politiche pro concorrenza”

Manovra. Liberi farmacisti: “Il Governo non può chiedere maggiore flessibilità chiudendo a politiche pro concorrenza”
"Con questo 'biglietto da visita' è naturale che la richiesta di maggiore flessibilità incontri resistenze. Si abbandoni le politiche pro lobby e si aprano i mercati protetti, la credibilità del Paese non potrà che crescere". Così Vincenzo De Vito, presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti, alla vigilia dell'esame della nota di aggiornamento del Def.

"E' veramente paradossale come questo governo chieda in tutti modi una maggiore flessibilità sui conti pubblici all'UE e nello stesso momento sia completamente 'impermeabile' a politiche di stimolo alla concorrenza all'interno dei propri confin", spiega Vincenzo Devito, presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti.

"Accade nel Ddl concorrenza, ove per ragioni esclusivamente elettorali, questo governo si è mostrato 'cieco e sordo' ad ogni richiesta di liberalizzare i farmaci di fascia C, riforma in grado di liberare energie, promuovere investimenti, creare occupazione e soprattutto favorire risparmi per i consumatori. Tutto a costo zero per lo Stato e con una minima perdita per la rete delle farmacie (meno di 50 euro al giorno). Mentre ci si appresta all'ennesima sforbiciata nella sanità – continua Devito – rimane incomprensibile perché l'esecutivo non dia l'opportunità ai cittadini di pagare meno i farmaci con ricetta che non sono a carico dello Stato".
 
"Nessuna ragione, se non quelle di natura protezionistica, lo spiegano, essendo tutelata l'assoluta sicurezza sanitaria dalla presenza professionale del farmacista laureato ed abilitato così come avviene in farmacia. Una riforma bloccata nel Ddl concorrenza – prosegue il presidente del Mnlf – in un momento in cui il settore soffre un calo dei livelli occupazionali e le politiche per il lavoro mostrano tutti i propri limiti a causa dei comportamenti opportunistici dei titolari di farmacia. E' di oggi il dato nazionale secondo cui meno del 12% dei tirocini post-laurea si è trasformato in contratto a tempo indeterminato. (dati centro studi Adapt, fondato da Marco Biagi). Un' opportunismo che crea disoccupazione e concede un aiuto ingiustificato ad aziende, le farmacie, che da oltre tre anni e mezzo non rinnovano il contratto per i propri dipendenti con i livelli di retribuzione più bassi in Europa".'

"Con questo 'biglietto da visita' – conclude Devito – è naturale che la richiesta di maggiore flessibilità incontri resistenze. Si abbandoni le politiche pro lobby e si aprano i mercati protetti, la credibilità del Paese non potrà che crescere".

26 Settembre 2016

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