Medici indagati a Ravenna. Omceo Parma: “Un segnale mortificante anche nel principio del diritto alla difesa”

Medici indagati a Ravenna. Omceo Parma: “Un segnale mortificante anche nel principio del diritto alla difesa”

Medici indagati a Ravenna. Omceo Parma: “Un segnale mortificante anche nel principio del diritto alla difesa”

Dopo l’inchiesta per presunto falso ideologico su certificazioni a migranti irregolari, Il Presidente dell’OMCeO di Parma, Muzzetto richiama il ruolo di garanzia del medico e denuncia il rischio di una “incolpevole colpevolezza”. Appello alle istituzioni per proteggere autonomia e deontologia.

“Un segnale mortificante anche nel principio del diritto alla difesa e all’immagine indotta di una incolpevole colpevolezza”.

Il Presidente dell’OMCeO di Parma, Pierantonio Muzzetto, interviene dopo i fatti riguardanti l’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, in seguito alle operazioni di polizia giudiziaria nel reparto di Malattie Infettive del 12 febbraio scorso nel quadro di un’inchiesta penale per sospettato falso ideologico compiuto da sei dei suoi medici. Con riferimento alla supposizione di certificazioni mediche “ritenute false” a favore di cittadini extracomunitari irregolari, ritenuta incompatibile al loro al trasferimento nei CPR (Centri di permanenza per i rimpatri).

“Nella valutazione di merito occorre tenere conto che il medico garantisce assistenza e cura alla persona e con ciò svolge un fondamentale e peculiare ruolo di garanzia agendo in scienza e coscienza e attestando quanto oggettivamente rilevato  – dice il presidente Muzzetto – prestando la propria opera a prescindere da chi sia la persona in quel caso assistita e da dove provenga, divenendo eticamente insopportabile pensare di trasformare l’atto medico in azione giuridica, etero indotta o eteroguidata, al di fuori di ogni appropriato giudizio clinico di competenza”.

Ciò riporta ad analogo fatto del 2009 scongiurato da un’attenta FNOMCeO, intervenuta in modo doveroso, alla proposta di inserire nel “decreto Sicurezza”, allora in approvazione, la modifica dall’art. 35 del TU Immigrazione (Dlgs 286/1998) con l’abolizione, cioè, del divieto di segnalare, dunque con obbligo di denuncia, gli stranieri non in regola. Cadendo una tutela fino ad allora garantita di un’assistenza ospedaliera o ambulatoriale degli emigrati “irregolari”, che necessitavano di cure. In quel frangente giova ricordare come, il mondo medico si ribellò con scatto d’orgoglio a quello che era un “vero attacco all’etica medica, ovvero ai principi della professione e che divenne, poi, la base per la declinazione scritta in modo descrittivo, dell’atto medico in quell’art. 3 del successivo Codice deontologico medico che scrivemmo in quegli anni.

Si ribadisce con forza il diritto sanitario nel nostro Paese è fondato sul dovere di giusta informazione, di trasparenza e di lealtà verso ogni paziente che è, in primis, una persona, in quello che è il passaggio nodale e richiama indissolubilmente “all’etica del professare in tutti i campi e nei confronti di chiunque, con un agire finalistico, avente come obiettivo la beneficialità di ogni atto medico a tutela della salute del singolo e collettiva. Né risulta conveniente, a questo proposito, invocare una sorta di precettazione del medico, pubblico ufficiale in stato di militarizzazione, in quanto lo stesso Codice deontologico non contempla in tempo di pace posizioni di dipendenza dalle norme regolatorie e d‘ingaggio della politica. È forte il richiamo alle Istituzione mediche, che noi rappresentiamo, sollecitando coloro che abbiamo indicato a rappresentarci a livello nazionale, ed alla stessa politica espressione dell’onestà intellettuale, a una reale prevenzione e tutela della professione in ogni sede e frangente, con fatti pregnanti nel nome e a tutela della collettività. Nella giusta considerazione e rispetto degli attori che garantiscono la salute. Passando dal dibattito costruttivo ai fatti concreti, nella considerazione prioritaria dei principi imperituri e non negoziabili del dare e preservare la salute, che sono un pilastro della terzietà del medico a conferma e a tutela proprio di quella salute, troppo parlata e mal considerata come bene primario, riconoscendo oggi a quel medico il suo ruolo di garanzia. A maggior ragione, oggi e dopo questi avvenimenti, in cui lo vedono ancora una volta   facilmente imputato e immesso in un contenzioso odioso quanto improprio, ancor prima che giudicato e punito nell’errore quando scientemente commesso”.

“Il reiterarsi di queste situazioni – ribadisce il Presidente Muzzetto – non fa altro che provocare in noi un forte sentimento di sdegno. I medici che credono nella loro funzione e ruolo sociale, e non solo professionale, devono rialzare finalmente la testa, togliendosi di dosso il peso di un fare politico non certo dalla vista lunga”.

17 Febbraio 2026

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