Medici specialisti, nasce la banca dati nazionale Istat-Ministero: 217mila in attività tra pubblico e privato, ma l’età avanzata resta un nodo critico

Medici specialisti, nasce la banca dati nazionale Istat-Ministero: 217mila in attività tra pubblico e privato, ma l’età avanzata resta un nodo critico

Medici specialisti, nasce la banca dati nazionale Istat-Ministero: 217mila in attività tra pubblico e privato, ma l’età avanzata resta un nodo critico

Quasi la metà degli specialisti opera nell’area medica (45,9%), mentre il 27,5% è impiegato nei servizi e il 26,6% nell’area chirurgica. L’età media degli specialisti uomini è pari a 58 anni e ben il 55,1% ha 60 anni o più. Le donne risultano più giovani, con un’età media di 51 anni e una quota di over 60 che si ferma al 28,5%.

Arriva una nuova fotografia, dettagliata e finalmente sistematica, dell’offerta di medici specialisti in Italia. Il Ministero della Salute, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e il Co.Ge.A.P.S., ha realizzato una banca dati nazionale che raccoglie informazioni puntuali sui professionisti suddivisi per specializzazione, età, genere e distribuzione territoriale.

Uno strumento che punta a colmare una storica lacuna informativa e che si propone come base metodologica per la programmazione sanitaria e per stimare in modo più accurato il fabbisogno futuro di specialisti, in un contesto segnato da squilibri crescenti tra domanda e offerta.

Quasi 217mila specialisti, ma forte disparità tra aree e generi

Secondo i dati aggiornati al 2024, sono quasi 217mila i medici specialisti attivi nel sistema sanitario pubblico e privato, pari a 368 ogni 100mila abitanti. Le donne rappresentano il 46,3% del totale, confermando un progressivo riequilibrio di genere che però non è uniforme tra le diverse aree.

Quasi la metà degli specialisti opera nell’area medica (45,9%), mentre il 27,5% è impiegato nei servizi e il 26,6% nell’area chirurgica. Ma proprio qui emerge uno dei principali squilibri: tra le donne la presenza nelle discipline chirurgiche si ferma al 19,2%, mentre tra gli uomini sale al 32,9%.

Guardando alle singole specializzazioni, nell’area medica prevalgono Malattie cardiovascolari e Medicina interna; nei servizi dominano Anestesia e rianimazione e Radiodiagnostica; nell’area chirurgica, invece, Ginecologia e ostetricia e Chirurgia generale concentrano il maggior numero di professionisti.

Il vero tema è l’età: oltre la metà degli uomini ha più di 60 anni

Se i numeri complessivi restituiscono un sistema ancora ampio, è la struttura anagrafica a far emergere le maggiori criticità. L’età media degli specialisti uomini è pari a 58 anni e ben il 55,1% ha 60 anni o più. Le donne risultano più giovani, con un’età media di 51 anni e una quota di over 60 che si ferma al 28,5%.

Un dato che conferma un ricambio generazionale ancora incompleto e che rischia di tradursi, nei prossimi anni, in carenze significative in alcune discipline chiave.

Non solo: anche all’interno delle singole specialità si osservano differenze rilevanti. Tra gli uomini, i ginecologi e ostetrici risultano i più anziani (63 anni medi), mentre i radioterapisti sono i più giovani (52 anni). Tra le donne, le età più alte si registrano nella medicina termale (59 anni), mentre la cardiochirurgia presenta i valori più bassi (45 anni), seppur su numeri più contenuti.

Uno strumento per programmare, ma ora servono scelte

La nuova banca dati rappresenta un passo avanti importante sul piano della conoscenza e della trasparenza. Per la prima volta, infatti, è possibile disporre di informazioni integrate e aggiornate sull’intero universo degli specialisti, articolate per tutte le specializzazioni riconosciute e consultabili anche per regione.

Ma i dati confermano criticità note: squilibri tra aree, differenze di genere ancora marcate in alcune discipline e, soprattutto, un progressivo invecchiamento della forza lavoro.

Elementi che rendono sempre più urgente un utilizzo concreto di queste informazioni nella programmazione delle borse di specializzazione e nelle politiche di reclutamento. Perché la fotografia, per quanto dettagliata, rischia di restare sterile se non si traduce in scelte capaci di anticipare – e non inseguire – i bisogni del Servizio sanitario nazionale.

08 Aprile 2026

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