Orario lavoro sanitari. Scaduto termine recepimento direttiva Ue. Rischio deferimento?

Orario lavoro sanitari. Scaduto termine recepimento direttiva Ue. Rischio deferimento?

Orario lavoro sanitari. Scaduto termine recepimento direttiva Ue. Rischio deferimento?
La Commissione europea, lo scorso 30 maggio, aveva inviato un ultimatum all’Italia per far rispettare l’orario massimo di lavoro settimanale e il diritto di riposo per il personale sanitario. A fine giugno Lorenzin aveva avviato un confronto con il ministero del Lavoro. Oggi scade il termine, ma non si è ancora fatto nulla.

Lo scorso 30 maggio la Commissione europea aveva lanciato un ultimatum all’Italia per far rispettare i tempi di riposo dei medici. La Direttiva 88/2003, chiedeva il ripristino della disciplina sull'orario massimo di lavoro settimanale e sul diritto di riposo per il personale medico e sanitario. In base alla legislazione italiana, infatti, numerosi diritti fondamentali stabiliti nella suddetta direttiva, quali la durata media dell'orario settimanale limitata a 48 ore e un periodo minimo di riposo giornaliero di 11 ore, non si applicano agli "amministratori" che lavorano presso il Servizio sanitario nazionale.
I medici che lavorano per la sanità pubblica italiana, tuttavia, sono classificati ufficialmente come “amministratori" senza godere necessariamente di prerogative dirigenziali o di autonomia rispetto al proprio orario di lavoro. Ne consegue un'ingiusta privazione dei diritti garantiti loro dalla direttiva sull'orario di lavoro. Il sollecito della Commissione è arrivato sotto forma di parere motivato nel quadro dei procedimenti di infrazione dell'Ue.

A tal proposito, lo scorso 26 giugno, lo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, era intervenuta sul tema nel corso di un question time alla Camera, spiegando che sarebbe stato avviato in tempi rapidi un confronto anche con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il Dipartimento della funzione pubblica e con l'Aran per condividere soluzioni volte a ripristinare, anche per il personale medico e sanitario, la validità delle disposizioni evitando l’avvio di una procedura di infrazione ai danni del nostro Paese.

Il termine ultimo dei due mesi dal recepimento del parere motivato da parte della Commissione europea scade proprio oggi, 30 luglio. Abbiamo provato a contattare gli uffici del ministero della Salute e del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ma nessuno ha saputo fornirci notizie sull’argomento. In caso di mancato recepimento, si concretizzerebbe il rischio di un possibile deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia europea.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

30 Luglio 2013

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