Oss e formazione complementare. Fp Cgil Veneto: “Dalla Regione una delibera nata per non avere corso”

Oss e formazione complementare. Fp Cgil Veneto: “Dalla Regione una delibera nata per non avere corso”

Oss e formazione complementare. Fp Cgil Veneto: “Dalla Regione una delibera nata per non avere corso”
Secondo il sindacato la Giunta ha approvato la delibera allo scopo di “rincorrere le sirene delle parti datoriali private”, ma “già sapendo che non si potrà darvi corso in assenza di modifiche alle nome nazionali”. Per la Fp Cgil “si usano parte dei lavoratori, che oggettivamente e comprensibilmente vedono in questo atto una opportunità di crescita professionale, per metterli contro altri lavoratori e contro le norme”. E “pensando, magari, di poter utilizzare figure diverse dall’infermiere pagandole meno”.

“Non c’è momento migliore, in piena pandemia e con le polemiche che montano sull’obbligo vaccinale, per aprire un altro fronte”. Questa la prima reazione di Ivan Bernini, segretario generale FP Cgil Veneto, alla delibera regionale del 16 marzo con la quale si prevede l’attivazione dei corsi di operatori socio sanitari con formazione complementare.

“Una delibera – spiega in una nota Bernini – scritta per rincorrere le sirene delle parti datoriali private sapendo che non si potrà darvi corso in assenza di modifiche alle leggi in materia di professioni vigenti che dipendono dalla normazione nazionale. Una delibera che si propone di colmare la carenza di figure infermieristiche con altre figure professionali. L’aspetto che colpisce maggiormente è il fatto che si usino parte dei lavoratori, che oggettivamente e comprensibilmente vedono in questo atto una opportunità di crescita professionale e di parziale risposta alle proprie ambizioni di carriera lavorativa, per metterli contro altri lavoratori e contro le norme, esponendoli, perché non si ha il coraggio di spiegare ai datori di lavoro privati l’inconsistenza delle loro richieste a legislazione invariata”.

“Regione Veneto e Regione Toscana – sottolinea il sindacato – avevano già “forzato” in questa direzione tra il 2003 e il 2006 prevedendo i corsi per operatori socio sanitari specializzati: ci sono, da allora e dopo 17 anni, 4.700 lavoratori che, illusi di fronte alle possibili prospettive di carriera professionale, hanno pagato di tasca propria i corsi e si sono formati. Senza veder realizzate le proprie aspettative come era ovvio, vista l’assenza di norme legislative e contrattuali. Nella nuova delibera quei 4.700 lavoratori con specializzazione non vengono minimamente richiamati e si attiva un corso, che costerà € 357.000, creando aspettative per altri 510 lavoratori, che non si possono al momento realizzare. Applicabile esclusivamente nelle strutture residenziali sapendo che le figure professionali sono trasversali al sistema salute e come tale non ci può essere normazione settoriale in materia di professioni”.

Per la Fp Cgil Medici le prese di posizione da parte dell’Ordine degli infermieri, che ne ha chiesto la revoca, erano “inevitabili”. “Non potrebbe essere diversamente considerando che il corso OSS con formazione complementare viene attivato, con 150 ore teoriche, per svolgere funzioni che per legge sono esclusive dell’infermiere”. “Sottolineiamo dal punto di vista sindacale – evidenza Bernini – che procedere nella direzione della delibera significa esporre i lavoratori a responsabilità, rischi e sanzioni di natura giuridica enormi senza, peraltro, avendone previsto una collocazione giuridico-contrattuale. Perché si chiede agli Operatori Sociosanitari con formazione complementare di fare delle attività sulla quale non c’è normazione giuridica né contrattuale. Si fa finta di non vedere che quelle attività possono determinare, in caso di problemi, denunce al lavoratore per “abuso di professione”. Ed ambiguamente si colma la carenza di infermieri con l’OSS. E si pensa, magari, di poter utilizzare figure diverse dall’infermiere pagandole meno”.

“Pensiamo – prosegue – che sia le professioni sanitarie che gli operatori socio sanitari debbano vedere uno sviluppo delle proprie attività, legato anche a prospettive di carriera, che riconosca la necessità di un adeguamento dei loro profili a distanza di 20 anni dalle prime riforme del sistema ordinamentale. Uno sviluppo che tenga conto dell’evoluzione del lavoro nel settore salute, tanto in ambito ospedaliero che territoriale. E assieme alla riforma professionale deve esserci un adeguamento di percorsi formativi e dei modelli organizzativi”.  

“Proprio per queste ragioni – conclude Bernini – ci pare opportuno che Regione Veneto ritiri quella delibera, si assuma la responsabilità di spiegare ai datori di lavoro privati che le loro richieste sono irricevibili, e si adoperi, con Stato e altre Regioni a trovare soluzioni univoche. Assieme ai soggetti professionali e contrattuali che vanno necessariamente coinvolti in questi percorsi”.

30 Marzo 2021

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