È pace tra Ipasvi e Cecchi Paone dopo il caso Tagadà. “Nessun dubbio su capacità infermieri. Un errore quella frase sul Triage”

È pace tra Ipasvi e Cecchi Paone dopo il caso Tagadà. “Nessun dubbio su capacità infermieri. Un errore quella frase sul Triage”

È pace tra Ipasvi e Cecchi Paone dopo il caso Tagadà. “Nessun dubbio su capacità infermieri. Un errore quella frase sul Triage”
Il noto giornalista scrive alla presidente Ipasvi per chiarire una sua frase detta in tv sulle capacità degli infermieri nella gestione del Triage. "Non ho riserve o dubbi sulla capacità della vostra categoria di esercitarne la titolarità. Resto a disposizione per ogni ulteriore approfondimento e mi considero un amico di voi professionisti sanitari".

"Non ho riserve o dubbi sulla capacità della vostra beneamata categoria di esercitare la titolarità del triage, al netto di singoli errori, peraltro rarissimi, su cui il giudizio resta affidato alle autorità amministrative o giudiziarie”. Così scrive Alessandro Cecchi Paone in un messaggio inviato alla presidente della Federazione Ipasvi, Barbara Mangiacavalli. A darne notizia l’Ipasvi sul suo sito.
 
Il noto giornalista e divulgatore scientifico intende chiudere così l'incidente mediatico avvenuto nel marzo scorso, quando in un suo intervento alla trasmissione Tagadà, aveva affermato che “l’infermiere non ha studiato per fare questo“.
 
Il messaggio alla Federazione Ipasvi è arrivato dopo un chiarimento di persona tra Cecchi Paone e la presidente Mangiacavalli, a margine di un convegno che li vedeva entrambi coinvolti a Milano. 
 
Ecco il messaggio di Cecchi Paone a Barbara Mangiacavalli.
 
“Gentilissima Presidente Mangiacavalli, sono molto felice di averLa incontrata personalmente e di poterLe  scrivere  ufficialmente a proposito di un involontario incidente che ha seminato amarezza e sconcerto fra molte e  molti suoi aderenti. 
 
Solo di recente, ho scoperto di avere espresso più di sei mesi fa un parere su un episodio di cronaca che ha provocato reazioni contrariate sui vostri social media. 
 
Mi spiace di non averne saputo niente prima e di non aver potuto di conseguenza intervenire prima per chiarire la mia posizione. Intanto comincio col ribadire ciò che ho sempre sostenuto convintamente privatamente e pubblicamente. E cioè che la vostra categoria è quella più vicina ai pazienti, che realmente li cura e li accudisce in tempo reale e continuativo, sulla base delle indicazioni e degli interventi terapeutici dei medici. Siete voi sempre pronti al nostro giaciglio, che con estrema competenza tecnica  ed esperienza operativa, ci assistete comunque nel percorso di degenza e cura, senza abbandonare mai nessuno anche in caso di prognosi infausta o di sviluppi   di  sofferenza e dolore. 
 
Di questo ho sempre detto e ripetuto che tutti vi dobbiamo essere profondamente grati ed ammirati per l'offerta costante di piena professionalità e umanità. 
 
E veniamo all'incidente che ha rischiato di provocare un dissapore fra  noi, immotivato e non voluto, soprattutto contrastante in radice con le mie più profonde convinzioni razionali, e i miei più sinceri sentimenti di gratitudine e stima nei vostri confronti. 
 
Dopo ricostruzioni e ricerche ho scoperto che è stata generalizzata, al di là delle mie intenzioni, un'opinione singola espressa su un singolo fatto di cronaca di cosiddetta malasanità nei termini in cui mi era stata presentata dalla redazione di un programma non mio in cui ero stato invitato per intervenire su tutt'altro argomento. 
 
Approfitto dunque, al netto di quel singolo episodio che ho giudicato sulla base di quanto ricostruito da altri, che non ho riserve o dubbi sulla capacità della vostra beneamata categoria di esercitare la titolarità  del triage, al netto di singoli errori, peraltro rarissimi, su cui il giudizio resta affidato alle autorità amministrative o giudiziarie. 
 
Anzi approfitto di nuovo dell'occasione per ribadire che senza di voi la  gestione della nostra salute e il funzionamento della sanità sarebbero quotidianamente  impossibili, mentre voi garantite oltre il dovuto in termini di eccellenza professionalità  e di impagabile umanità. 
 
Mi prendo la libertà di pubblicare questa mia sui miei social media , a titolo di risarcimento pubblico di una involontaria malintesa critica circoscritta, e la prego, se lo ritiene, di farla circolare sui  vostri siti e forum dove, ho scoperto con sei mesi di ritardo, è stata commentata con comprensibile disagio la mia estemporanea esternazione. 
 
Con rinnovata stima e fiducia per la categoria tutta, suo Alessandro Cecchi Paone”.

16 Novembre 2016

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